L'archeologo Pietro Giovanni Guzzo, ex soprintendente di Pompei interviene sul problema della manutenzione del sito. Professor Guzzo si invocano più Fondi, ma Pompei li ha sempre avuti. Forse sono stati spesi male? È vero che Pompei ha sempre avuto Fondi, ma occorre anche chiedersi quanti ne sono necessari per impostare e realizzare un programma completo di manutenzione e restauro. La stima che facemmo qualche anno fa ammontava a circa 270 milioni: quando mai sono stati stanziati fondi di tale ammontare? Talvolta, i soldi sono stati spesi male perché sono mancati due fattori essenziali. Il primo consiste nella qualificazione delle risorse professionali a disposizione della soprintendenza e nella quantità di esse: archeologi, architetti, geometri, personale amministrativo-contabile necessario per le procedure di gara, di appalto, di contabilizzazione, di pagamento, di collaudo. Il secondo fattore è il tempo: per riportare ad uno standard di sicurezza l'antica città occorrono molti anni durante i quali occorre agire perché le azioni del programma vadano avanti, superando gli ostacoli dei ricorsi, dei rallentamenti e dei boicottaggi. E, quindi, serve una "regia" costante e univoca. Cosa che, negli ultimi anni, non si è mai realizzata. Cosa pensa di un eventuale coinvolgimento dei privati? Questo accade a Ercolano. Il lavoro per giungere al contratto di sponsorizzazione tra la soprintendenza e il Packard humanities institute ha dovuto superare numerosi e ardui ostacoli, anche all'interno dell'amministrazione dei Beni culturali. Il coinvolgimento dei privati è utile quando è a parità di condizioni: programmazione e collaudo dei lavori sono responsabilità della soprintendenza mentre utilizzazione dell'immagine, e sue conseguenze, del privato. Cosa si aspetta dal Grande progetto Pompei? Aspetto di vedere quali risultati saranno conseguiti. Qual è il problema più grande di Pompei? Un complesso di cose: la sua dimensione, l'essere sottoposta ai danni dell'atmosfera da più di due secoli, l'essere visitata da milioni di turisti. E poi la mancanza di continuità nella sua gestione, le scarse risorse, finanziarie e professionali e l'essere al centro dell'attenzione della pubblica opinione internazionale, così che si è trasformata in una preda "politica".
Pompei. Guzzo: È mancata la regia univoca
L'archeologo Pietro Giovanni Guzzo, ex soprintendente di Pompei, sostiene che il sito ha sempre avuto fondi, ma è necessario chiedersi se sono stati spesi male. La stima per il programma di manutenzione e restauro era di 270 milioni, ma non si conoscono i fondi effettivamente stanziati. Guzzo sottolinea l'importanza della qualificazione delle risorse professionali e del tempo per completare il programma. Egli pensa che il coinvolgimento dei privati possa essere utile, ma solo se a parità di condizioni.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo