Dopo gli ultimi crolli il presidente dell'Osservatorio patrimonio culturale accusa: «Tanti milioni per l'edilizia civile, ma non per la conservazione». I tanto sospirati Fondi Ue ritardano. Il ministro Barca rassicura: «Bandi trasparenti, combatteremo l'illegalità» "Pompei, la rovina continua», ha titolato il quotidiano tedesco Die Welt dopo l'ennesimo crollo, a settembre, nel sito archeologico. Con sette cedimenti in meno di due anni, è difficile trovare obiezioni, soprattutto poi, se si considera che, partendo dal 2003, i crolli sono stati ben 21. Senza colore politico: sotto il vessillo di governi centrali, soprintendenti, direttori degli scavi e ministri ai Beni culturali tutti diversi. Certo, mantenere un'area archeologica di 45 ettari con personale e risorse insufficienti non è facile - e anche di questo tema si parla a Florens, la Biennale dei beni culturali a Firenze - ma sono solo queste le cause che, nella notte tra il 7 e l' 8 settembre, hanno portato una trave di legno di 5 metri a staccarsi dal soffitto e a schiantarsi, dopo un volo di dieci metri, sul pavimento del bellissimo peristilio di Villa dei Misteri? Il quadro tratteggiato dall'architetto Antonio Irlando, presidente dell'Osservatorio patrimonio culturale (Opc) è desolante. La trave è venuta giù perché indebolita dalle infiltrazioni d'acqua «ma come è possibile - si interroga Irlando - se nel 2005 è stato pubblicato un bando che faceva riferimento al restauro delle coperture di Villa dei Misteri per un milione di euro? Come ha fatto la trave a stare a contatto con l'acqua? Come sono stati fatti questi lavori? Chi li ha super-visionati? Chi si è occupato della loro manutenzione?». Questo, secondo Irlando è il vero problema dell'area archeologica più visitata al mondo. «È da dieci anni a questa parte - dice - che le attività di conservazione ordinaria hanno lasciato il posto ad attività di edilizia civile. Sono stati fatti, sì, una serie di interventi, ma non di manutenzione ordinaria, non di conservazione. Forse perché si spende poco, al contrario di quanto, invece, accade se si procede con appalti per opere in cemento armato». Calcestruzzo in un'area archeologica? Operazioni impossibili anche solo da immaginare, ma bizzarrie a cui Pompei ci ha tristemente abituato: basti citare lo scandalo per il rifacimento del Teatro Grande su cui la procura di Torre Annunziata ha aperto un'inchiesta. «A ridosso di Porta Vesuvio, in zona vincolata - continua Irlando - c'è un bunker in cemento armato classificato come deposito materiale o ricovero per il personale. Finora è costato 5 milioni di euro e non è stato neanche completato perché avrebbe bisogno di altri 4 milioni e mezzo di euro. Ci sono alcuni capannoni industriali, visibili dalla strada che costeggia gli scavi, per cui sono stati spesi altri 3 milioni e 600mila euro. Per cosa? Per un'opera incompleta e che non sarà mai utilizzata? E l'ingresso di Porta Anfiteatro?», afferma Irlando snocciolando cifre e casi. «Altri 4 milioni di euro. Tutte risorse sottratte all'attività principale di Pompei: la conservazione. Quella è la vera emergenza. Per salvarsi, Pompei deve uscire da questo meccanismo contorto e lavorare sulla manutenzione, non su eventi straordinari». Il crollo di Villa dei Misteri replica un copione già visto: il distacco a febbraio scorso dell'intonaco della Domus della Venere in Conchiglia, la frana del muro romano a Porta Nolana (22 ottobre 2011), il crollo del pilastro della Villa di Loreio Tiburtino (i121 dicembre 2011) o il vergognoso sbriciolamento della Schola Armaturarum del 6 novembre 2010. Uno strazio a cui i 105 milioni di euro del Grande progetto per Pompei potrebbero, finalmente, mettere la parola fine. Fondi Ue, però, che a causa di rallentamenti burocratici non sono ancora arrivati e il cui ritardo ha causato lo slittamento dell'apertura dei cantieri. Il ministro Barca a left, parlando proprio dei Fondi Ue «per la messa in sicurezza e tutela per bloccare le infiltrazioni d'acqua», ha sottolineato che rimettere a posto Pompei deve essere anche una prova di legalità. «Per presidiare abbiamo nominato un prefetto. Non un euro andrà alla camorra. Quando verranno annunciati i vincitori del bando e la gente si convincerà che ci siamo riusciti, allora si dimostrerà che anche in quel territorio si può fare un bando trasparente. È così che si combatte l'illegalità», conclude il ministro. Nel frattempo, il Senato ha approvato una mozione bipartisan con cui impegna il governo a garantire una manutenzione continua e costante alla zona archeologica nonché a indire, entro la primavera 2013, una conferenza internazionale sul futuro di Pompei. Nel frattempo, non resta che sperare nella clemenza di Giove Pluvio.