L'edificio Liberty chiuso e abbandonato da dieci anni L'ELEGANTE soffitto decorato a stucchi cade a pezzi e i calcinacci si accumulano sui pregiati pavimenti di mattonelle a mosaico. Le pareti rigonfie d'umidità somigliano a spugne piene d'acqua. Gli affreschi esterni sono irrimediabilmente macchiati dalle infiltrazioni. E tutto intorno regna l'incuria: piante non potate, immondizia, abbandono. Ecco le immagini-shock che documentano lo stato di Villino Favaloro, in piazza Virgilio. Una tra le più antiche e rinomate costruzioni del Liberty palermitano, progettata da Giovan Battista Filippo Basile e impreziosita da un torrino progettato dal figlio Ernesto, chiusa inspiegabilmente ormai da dieci anni. A possedere queste fotografie, scattate furtivamente con un cellulare, è Michele D'Amico, sindacalista del Cobas- Codir in servizio ai Beni culturali, che ha deciso di diffonderle attraverso "Repubblica" per denunciare l'incuria e l'abbandono in cui si trova una delle costruzioni più belle della città. «Mostrare questo materiale dice D'Amico è necessario, se non un dovere nei confronti dei cittadini, dei giovani, delle future generazioni, che ancora non conoscono il nostro patrimonio e che adesso rischiano di vederlo scomparire per sempre». La storia di Villino Favaloro è piena di ombre. Acquisito dalla Regione, diventa la sede del Centro catalogo e della Fototeca regionale fino a quando, dopo il terremoto del 6 settembre 2002, un'ordinanza del Comune impone lo sgombero degli uffici per i danni riportati dall'edificio. Poi il destino di questo edificio muta. Durante l'assessorato ai Beni culturali di Alessandro Pagano, viene assegnato come patrimonio di una onlus costituita nel 2003 in partnership con la Regione, la Fondazione Plaza. Non appena avviene il cambio di destinazione arrivano anche i soldi, 160 mila euro, per il restauro. Ma tutto resta fermo: secondo quanto sostenuto anche da Manlio Mele, ultimo presidente della Fondazione Plaza (oggi non più attiva), l'immobile non è mai stato utilizzato né come sede, né per alcuna iniziativa. Questo perché il trasferimento di proprietà non è mai stato definito, dunque il Villino è rimasto alla Regione. Che dopo avere trasferito gli uffici in piazza Don Sturzo, non lo ha mai più utilizzato. A intestarsi una battaglia per la sua valorizzazione fu anche il fotografo Enzo Sellerio, scomparso quest'anno. Oggi la gestione del Villino è assegnata alla Soprintendenza, che minimizza rispetto alle sue condizioni. «I tecnici hanno effettuato un sopralluogo afferma il soprintendente Gaetano Gullo e mi hanno riferito che non ci sono elementi che farebbero pensare a un danno così grave». Ma le foto di D'Amico raccontano tutt'altro. «Dal 2009 si attendono i fondi per la ristrutturazione del Villino, che sarebbe dovuto diventare il Museo della fotografia siciliana dice D'Amico Nel frattempo l'edificio va in malora e al Dipartimento Beni Culturali nessuno si occupa di salvaguardare questo meraviglioso gioiello». La pulitura del giardino è il primo intervento che la Soprintendenza si ripromette di avviare. «Poi continua il soprintendente Gullo interverranno i tecnici dell'Azienda foreste che gestiranno la potatura del ficus. L'infiltrazione d'acqua, di cui sono a conoscenza, è stata causata proprio dal fogliame che negli anni ha ostruito le grondaie». Ma per questo intervento la Regione non ha soldi in cassa. «Bisogna trovare immediatamente i fondi, organizzare un progetto e realizzare prima possibile il restauro e l'insediamento del Museo della fotografia, da dedicare a Sellerio dichiara con forza Rosanna Pirajno, docente universitaria e presidente di Salvare Palermo e se non accadrà le associazioni, la società civile, i cittadini che non sono più disposti a sopportare sprechi e inefficienze, si rivolgeranno alla magistratura». Ma nel frattempo un altro gioiello Liberty rischia di ridursi in briciole.