NEL Continente nero, Antonio Ferri ci andò la prima volta nel 1965. Il mal d'Africa a casa sua, era una voluttuosa epidemia che già aveva colpito il nonno e il padre. Lui questa avventura durata oltre mezzo secolo, l'ha vissuta in un momento storico determinante per l'Africa: la decolonizzazione dalla metà degli anni '70, le guerriglie e i movimenti di liberazione, i primi faticosi passi delle giovani democrazie già stremate dalla durezza delle condizioni di vita, in terre dove una volta erano regni millenari e floridi. Entrando nel suo studio dalle parti di via Massarenti oggi, si è avvolti da pareti colme di libri: centinaia di volumi in inglese e francese, le lingue dei colonialisti, per andare alla scoperta delle radici dell'Islam nero, di riti tribali o per ammirare fotografie seppiate dello sterminato delta del Nilo, scattate a fine '800. Ma è il luccichio delle lame di spada appartenuti ai re africani o di lance da guerriero che possono far sentire immergersi in un viaggio tra reperti unici e antichi, provenienti dalle valli dei fiumi Niger e Congo. Armi che un tempo erano anche scettri, impugnature intarsiate che narrano di simbologie profonde e misteriose, tra magia, religione e potere. Questa collezione, un piccolo tesoro appetito anche da musei stranieri, Antonio la chiama «Ferri taglienti d'Africa» giocando con le assonanze al suo cognome. Laggiù ha viaggiato con molteplici ruoli: esploratore in missioni internazionali, archeologo, consulente per aziende italiane impegnate in grandi costruzioni, giornalista free lance. Anni di viaggi al limite del l'impossibile, incontri con guerriglieri diventati poi presidenti come Siad Barre, dittatore della Somalia dal '69 al '91, e Robert Gabriel Mugabe, presidente dello Zimbabwe nato dalla lotta contro la Rodhesia dei bianchi, di uomini di scorta armati di kalashnikov, di trattative estenuanti ai posti di frontiera. «Fui il primo passeggero della Air Botswana, qualcuno mi disse sei pazzo, ma io mi fidavo: sapevo che a quegli aerei la manutenzione la facev a n o i m e c c a n i c i d e l l a Lufthansa. Io in verità mi considero semplicemente una persona curiosa, e questo è il risultato di tanti anni di viaggi. Un bagaglio umano e materiale che rappresenta un patrimonio, e che adesso vorrei donare e mettere a disposizione gratuitamente alla nostra comunità metropolitana», dice Ferri. È di poche settimane infatti un accordo tra Ferri e l'amministrazione di San Lazzaro del sindaco Marco Macciantelli, per una collaborazione gratuita che sappia valorizzare una tradizione antica, quella dell'escursionismo naturalistico, sulle tracce dei sanlazzaresi Francesco Orsoni, Luigi Fantini e Luigi Donini. Si tratta di mettere in rete un patrimonio archeologico, con la costituzione di un parco tematico dedicato alle antichità dei nostri territori (ad esempio la civiltà villanoviana), ma che così avrà pure un volto internazionale rappresentato dalla collezione africana di un bolognese curioso.