Un volume della collana Syndesmoi, a cura di Ileana Contino e Francesca Buscemi, indaga l'insediamento rupestre a Regalbuto e le sue dinamiche nell'area Linsediamento rupestre di Monte S. Antonio a Regalbuto (En) con le tombre preistoriche Un recente volume della collana "Syndesmoi" dell'Università di Catania, "L'insediamento rupestre di Monte S. Antonio a Regalbuto" a cura di Ileana Contino e Francesca Buscemi contribuisce a fare luce sul passato di un'area nella parte settentrionale della provincia di Enna, area in cui spesso in passato l'archeologia è stata produttiva soprattutto per i razziatori di antichità. Monte S. Antonio, con un grande edificio monastico del XVIII secolo e resti di abitazioni in grotta, ha alimentato una serie di leggende e credenze popolari, ma sostanzialmente rimaneva scientificamente inesplorato. Un gruppo di specialisti in diversi aspetti dell'archeologia affronta organicamente le diverse sfaccettature del problema. Viene intanto affrontato in maniera specifica l'insediamento rupestre di Monte S. Antonio. Rilevando l'insediamento rupestre, Francesca Buscemi individua alcune tombe preistoriche tagliate nella roccia e i resti dell'insediamento dalla tarda antichità al Medioevo: nuove escavazioni e casi di riutilizzo, abitazioni, una chiesa con una sala comune e una torretta d'avvistamento; nel XVI secolo la costruzione del convento portò probabilmente alla fine dell'antico complesso. Giuseppe Cacciaguerra esamina la ceramica raccolta nell'attività di ricognizione intorno all'insediamento, individuando una concentrazione in due momenti: il primo tra tarda antichità e alto medioevo (VI-IX secolo) e il secondo nel XVI secolo; l'apparente differenza tra la ceramica e i dati architettonici si può anche spiegare col fatto che larga parte del materiale ceramico è costituita da tegole che rimangono in uso per periodi molto lunghi. Angelo Plumari studia le fonti agiografiche relative alla presenza delle prime comunità monastiche: dalle ipotesi relative alle presenze monastiche nei secoli VIII-XIV alle documentazioni sul fatto che S. Antonio era un luogo scelto dal movimento eremitico sin dalle sue origini nel XVI secolo. Due altri contributi affrontano lo studio del territorio. Ileana Contino studia processi storici e distribuzione degli insediamenti nel territorio di Regalbuto, mettendo a frutto una serie di sistematiche ricognizioni sul territorio, lo spoglio dei dati dalla bibliografia di settore, l'attività svolta in collaborazione con la Soprintendenza per la verifica preventiva dell'interesse archeologico nei lavori di interesse pubblico. Vengono individuati una serie di insediamenti dalla preistoria (soprattutto a nord del corso del Salso) all'età greca e romana, al medioevo. Lucia Arcifa, con lo studio dei documenti normanni del Tabulario della Cattedrale di Messina, affronta le dinamiche dell'insediamento nell'area di Regalbuto con particolare attenzione all'età islamica e normanna; dati documentari e archeologici portano a ipotizzare che il Rachal al 'Abbûd in età islamica non sia stato un casale, un abitato dipendente da un centro più importante, ma una unità fiscale; l'insediamento sorse in età normanna e la popolazione si accrebbe solo nel tardo medioevo. Altri due contributi hanno un contenuto più metodologico. Keith Buhagiar allarga la prospettiva a un contesto più ampio, vedendo l'architettura rupestre medievale in Sicilia e a Malta. Melania Nucifora delinea il quadro legislativo sulla valorizzazione di paesaggio e patrimonio culturale. Un "difetto" del libro è quello di essere fuori commercio, il che non favorisce certo la circolazione tra quanti potrebbero essere interessati a leggerlo; ovviamente, ci si augura che sia distribuito capillarmente alle biblioteche. Il volume è il frutto dell'interesse della comunità locale, Comune e Associazione Pro-loco di Regalbuto. Al committente del lavoro va riconosciuto il merito di aver avviato un approccio allo studio del territorio, avvalendosi di un gruppo di esperti, la cui attività si integra in una visione globale. Si sono avviate le ricerche archeologiche di superficie e le indagini sui documenti d'archivio; successivamente potrà articolarsi negli approfondimenti richiesti dal caso. Si è evitato di cominciare con qualche scavo archeologico, visto come caccia al tesoro per cominciare a riempire qualche vetrina, col potere taumaturgico di convogliare schiere di visitatori paganti per rinsanguare l'economia locale. E' inutile stare a sottolineare il risultato scientifico: un'altra pagina si aggiunge alla conoscenza della storia dell'insediamento umano nel centro della Sicilia. Per la comunità locale, si tratta di un investimento per la definizione della propria identità. L'art. 9 della Costituzione, ricordiamolo, recita: "La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione". Sarà anche banale: gestire musei e monumenti, occuparsi del patrimonio culturale, è un po' come mandare i figli a scuola. Ha un costo; ci si guadagnerà comunque in qualità della vita. A ben guardare, anche in moneta. Lasciamo perdere le chiacchiere sul patrimonio culturale come "petrolio". Le schiere di visitatori che alimentano il turismo culturale si muovono per poche icone; non hanno tempo per il resto. Il turismo locale magari non sarà un pozzo di petrolio, ma ha i suoi bravi risvolti economici; il turismo scolastico, oltre alle ricadute economiche, contribuisce alla formazione della coscienza identitaria. E non è cosa da poco. 03112012