Talamonaccio offre uno spaccato di mitologia con la leggenda dei "sette di Tebe", narrata nel 475 a.c. da Eschilo: è l'assalto alle sette porte della città che si risolve con sette duelli tra valorosi guerrieri, tra cui Eteocle e Polinice, figli di Edipo. I due si erano accordati per spartirsi il potere e avrebbero dovuto regnare un anno a testa, ma Eteocle allo scadere del proprio anno non lasciò il trono, così Polinice, con il re di Argo, gli dichiarò guerra. I due fratelli si dettero la morte l'un l'altro: i corpi vennero portati al nuovo re di Tebe Creonte che decise di seppellire Eteocle ma non Polinice: le sorelle Antigone e Ismene dettero sepoltura anche anche all'altro, suscitando la vendetta del neo sovrano. (s.z.) di Sabino Zuppa wTALAMONE Archeologia e spending review - è appurato - oggi non vanno d'accordo e spesso la carenza di fondi degli enti pubblici fa sì che alcuni monumenti storici non riescano ad avere la cura e la manutenzione che meritano: ma le condizioni in cui versa il tempio etrusco di Talamonaccio - dove fino al 100 a.c. si stagliava di fronte al mare, in posizione mozzafiato, il mitico Frontone di Talamone - sono veramente tragiche; e i due personaggi mitologici che vi sono raffigurati, Eteocle e Polinice, si rivolterebbero nel sarcofago se conoscessero la situazione. I resti dell'antica struttura che fu presumibilmente costruita dagli etruschi intorno al 400 a.c. si trovano in cima al colle di Talamonaccio, a sud di Fonteblanda proprio a picco sul mare in una posizione meravigliosa che guarda l'isola del Giglio e il promontorio dell'Argentario: le ricerche hanno dimostrato che la sua distruzione avvenne verso la fine del I secolo avanti Cristo, forse a causa delle lotte tra Silla e Mario, quest'ultimo sbarcato a Talamone nell'87 a.C. di ritorno dall'Africa. Talamone fu da Silla dato alle fiamme sul colle in cui aveva sede, e oggi detto Talamonaccio. Oggi, se si prova a cercarlo, i primi nodi vengono al pettine subito. Il cartello di colore giallo che ne indicava la presenza fino a qualche tempo fa è stato rimosso o trafugato: rimane solo un palo di ferro che lascia un indizio più che fantasioso a chi volesse tentarne la visita. Insistendo si può salire lungo un antico selciato dove - sulla destra - si erge un piccolo viottolo ripido con i resti di alcuni scalini di legno antiscivolo e di qualche vecchia staccionata passamano. Avventurandosi si arriva a una recinzione che circonda i resti del tempio con un piccolo cancello, accompagnato da una serratura ossidata e rigorosamente aperto. Sulla destra è una sorta di lapide informativa in tre lingue della Sovrintendenza ai beni archeologici, ricoperta in gran parte dal muschio giallo sul cui lato si pongono in bella mostra, all'interno della recinzione, i resti degli sfalci di quello che deve essere stato l'ultimo tentativo di dare un pulita all'area del tempio. Le erbacce non si contano e con ogni probabilità sono ormai i frustoni e le bisce i visitatori più assidui dei vecchi resti di tufo della bi-millenaria costruzione. E pensare che in qualsiasi enciclopedia o su qualsiasi motore di ricerca del web, cliccando il tempio di Talamonaccio, saltano fuori migliaia di descrizioni e commenti che ne testimoniano l'importanza. E allora sono in molti a notarlo: perché trascurarlo? Perché non favorirne per lo meno l'individuazione o la localizzazione? Eppure gli uffici d'informazione turistica del nostro territorio lo conoscono bene, sanno dov'è il tempio, ma forse non sanno quali sono le condizioni reali in cui il monumento versa attualmente. In questo modo anche la guida più esperta che riuscisse ad arrivarvi non azzarderebbe più il ritorno in quel che ormai sembra diventato il "tempio antico della trascuratezza."