Il governo turco denuncia che al Louvre di Parigi sono esposte opere trafugate dalla penisola anatolica illecitamente. La questione, come spesso accade, rischia tuttavia di travalicare l'ambito culturale inserendosi in questioni per lo più politiche. 31 ottobre 2012 Il 22 settembre scorso il museo più famoso del mondo ha inaugurato una nuova, grande sezione espositiva: il Louvre di Parigi ha infatti aperto al pubblico, nella Corte Visconti, le nuove sale dedicate all'arte islamica, progettate dall'architetto Mario Bellini. In questi 2,800 metri quadrati sono stati esposti oltre tre mila oggetti provenienti dai luoghi della cultura islamica, come tappeti, ceramiche, gioielli, arazzi e tanto altro ancora. Tra i visitatori che hanno già ammirato queste magnifiche testimonianze c'erano anche due inviati speciali dal governo di Ankara, non certo con l'intento amichevole di complimentarsi per la collezione: il ministro turco della cultura, Ertugrul Gunay, ha infatti mandato in incognito i suoi uomini per verificare che in mostra a Parigi non vi fossero effettivamente opere trafugate dal suo Paese. L'esame ha dato però esiti postivi e il primo ministro Erdogan ha colto l'occasione per denunciare l'accaduto: tre pannelli murali di terracotte proverrebbero infatti dalla moschea Piyalepaa di Kasimpasa, costruita nel 1573 dall'architetto Sinan, altri reperti sarebbero invece stati sottratti illegalmente dalle tombe dei sultani Selim II e Murat III, oltre che dalla Biblioteca di Mahmut I. L'accaduto, secondo quanto sostenuto dalla parte turca, sarebbe avvenuto nel 1880 ad opera dell'archeologo Albert Sorlin Dorigny, che con il pretesto del restauro, avrebbe invece ceduto le opere al Louvre. Il museo parigino non è tuttavia il solo ad essere stato tirato in ballo da Ankara; a fare compagnia allo spazio francese c'è anche l'Istituto archeologico tedesco, già menzionato lo scorso anno per detenere reperti trafugati dalla città ittita di Hattusa, dove nel 1906, una spedizione di archeologi dalla Germania ha rinvenne la famosa "Sfinge". La lista si allunga con la collezione della fondazione portoghese Calouste Gulbenkian, con il Museo di Vienna, il Victoria and Albert Museum di Londra e il Museum of Fine Arts di Boston, così come riportato dal Daily News. Da parte del Louvre la smentita è arrivata repentina, tanto che la dirigenza assicura che le ceramiche sono state donate al museo dallo storico dell'arte Germain Bapst nel 1899, ma la Turchia intende andare fino in fondo alla questione. Non avranno accolto di buon grado la notizia paesi come l'Arabia Saudita, che ha donato 22 milioni di dollari per l'allestimento dello spazio di arte islamica al Louvre, o il Marocco, il Kuwait e l'Azerbaijan, che insieme ad altri hanno invece contribuito con 33 milioni di dollari. La questione dell'arte trafugata travalica dunque l'ambito cultura e sconfina in quello politico ed economico. Erdogan, dal 2002 al potere in Turchia con il suo partito islamico-conservatore, non deve aver gradito l'attenzione rivolta dagli arabi al progetto realizzato dalla Francia, alla cui apertura è stato tra l'altro invitato il Nobel per la Letteratura Orhan Pamuk, critico nei confronti del suo governo. Tra i due paesi i rapporti si sono inoltre già raffreddati in passato per la questione del genocidio armeno ad opera dell'Impero Ottomano: l'evento è stato riconosciuto da Parigi, che ha tra l'altro approvato una legge contro il suo negazionismo, provocando la furia di Ankara. L'altra causa di questa rimostranza è forse dovuta all'ambizioso progetto di realizzare un grande museo della civiltà turca nella capitale anatolica per il 2023, in occasione del centenario della Repubblica, in uno spazio di circa 25 mila metri quadri che, per la sua ampiezza, richiede dunque numerose opere da esporre. Resta il fatto che se la sottrazione illecita è avvenuta, è giusto che i beni in questione vengano restituiti; questa operazione sarebbe facilitata sul piano giuridico se la Turchia entrasse finalmente a far parte dell'Unione Europea: la Direttiva (CEE) 937 del 15 marzo 1993 obbliga infatti tutti gli Stati membri della Comunità europea a restituire allo Stato membro di appartenenza i beni del suo patrimonio culturale. Le prove dell'accusa restano però fondamentali.
Cose turche al Louvre di Parigi
Il governo turco ha denunciato che opere d'arte provenienti dalla penisola anatolica sono state esposte al Louvre di Parigi senza il loro consenso. Il ministro turco della cultura, Ertugrul Gunay, ha inviato due agenti per verificare la presenza di opere trafugate, ma non sono state trovate. Il primo ministro Erdogan ha quindi denunciato l'accaduto e ha chiesto il ritorno delle opere. Il Louvre ha smentito le accuse, affermando che le opere sono state donate al museo nel 1899. La Turchia intende andare fino in fondo alla questione, che travalica l'ambito culturale e sconfina in quello politico ed economico.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo