Roma è la quarta collezione d'arte del mondo per importanza e presenze. Ma non è un caso se, nel dicembre 2007, Papa Benedetto XVI ha voluto Antonio Paolucci sulla poltrona di direttore dei Musei Vaticani. E negli anni del suo mandato, il Professore (come lo chiamano tutti), uno dei più stimati esperti d'arte italiani, già ministro dei Beni culturali nel governo Dini ed ex soprintendente per il polo museale,a Firenze, ha dato la sua zampata. E stato lui l'applicatore della Legge Ronchey a Firenze, nel lontano 1998, un "funzionario dello Stato" (come amava definirsi), capace di coniugare nei fatti il richiamo dell'immenso patrimonio artistico del nostro Paese con l'idea di business. Senza curarsi delle critiche e di quanti, nell'ambiente, si turavano il naso all'idea di portare soldi nelle risicate casse del ministero grazie ai capolavori, si è dato da fare. Un esempio fra i tanti, aumentare di 3 euro del biglietto dei musei fiorentini in caso di mostre. Poi è stato chiamato a "svecchiare" i Musei Vaticani, «cercando di rendere il patrimonio più accessibili e meglio godibile», spiega. Poco dopo il suo arrivo, è nato infatti il sito ufficiale dei Musei Vaticani, quindi le aperture serali, con risultati incredibili. «Anche quest'anno, da giugno a ottobre (agosto escluso), tutti i venerdì i Musei sono rimasti aperti fino alle 22, per un totale di 60 mila visitatori in più», sorride Paolucci. Opera Laboratori Fiorentini Spa e Civita gestiscono i servizi, e «sanno fare il loro lavoro», assicura il direttore. Gli incassi, del resto, sono elevatissimi: 15 euro il biglietto intero, 8 quello scontato. E poi il servizio di guide turistiche per gruppi fino a 300 euro. Ogni giorno, da un minimo di 2 mila a un massimo di 13 mila visitatori. Entrate che superano i 5 milioni di euro all'anno, 2 3 milioni netti. Una macchina da soldi, grazie a merchandising e marketing: riproduzioni, statuine, penne, foto, calendari, in vendita all'interno, nelle sale, vicino alle biglietterie. Un profitto importante. «L'arte è bella, ma deve anche rendere - conclude Paolucci - : inoltre la messa in opera a Firenze del sistema dei servizi aggiuntivi ha dato lavoro a 400 persone».