È scomparsa ieri a 84 anni una delle grandi protagoniste della cultura italiana Aveva realizzato oggetti di design, collaborato con Olivetti, fatto scenografie teatrali. Tra i suoi interventi quello alla Gare d'Orsay Era nota in tutto il mondo Era popolare, un volto affabile, Gae Aulenti, morta ieri a Milano a quasi 85 anni, ma non era un'archistar. Geniale e libera nel tratto architettonico, non condivideva niente delle ideologie pubblicitarie e autoreferenziali dei suoi colleghi inquilini dello star system. Ha una parte importante nella storia dell'architettura italiana ed europea, si è confrontata con le mode, ma non si è fatta trascinare nella spirale consumistica. Molti suoi interventi sono stati discussi e sono discutibili, ma il segno che lascia la sua presenza è quello proprio di una borghesia colta e ispirata al senso della comunità. Gae Aulenti è nata vicino a Udine nel 1927 da genitori meridionali (padre pugliese, madre napoletana) che le hanno lasciato nel nome, Gaetana, poi diventato Gae, un segno di questa origine. Si laurea nel 1953 al Politecnico di Milano. Lavora nella redazione di Casabella diretta da Ernesto Nathan Rogers, che seguirà come assistente di Composizione architettonica. La Milano e l'Italia fra gli anni Cinquanta e Sessanta sono quelle della ricostruzione, della speculazione edilizia, ma nel capoluogo lombardo nasce anche il design industriale, che progetta e riproduce gli oggetti del lavoro e della vita quotidiana. Gae Aulenti si forma in questo clima, con Rogers che teorizza quanto nell'architettura sia forte la componente intellettuale. I suoi primi lavori sono uno showroom per l'Olivetti a Parigi e a Buenos Aires. Seguiti da incarichi offerti da committenti privati. Il grande salto avviene nel 1980, quando a Parigi trasforma la vecchia Gare d'Orsay nel Musée d'Orsay, dove sono raccolti i pittori impressionisti e post-impressionisti, e poco dopo realizza il Museo d'arte moderna nel Centre Pompidou di Richard Rogers e Renzo Piano. Il Musée d'Orsay le offre grande notorietà, ma il risultato è tuttora controverso, troppa preponderanza d'allestimento, si è detto, sovrabbondanza di materiali. L'esito è comunque una meta culturale fra le più visitate in Europa. Gae Aulenti si specializza con i musei. A Barcellona progetta il Museo d'arte catalana. Verranno poi le ristrutturazioni di Palazzo Grassi a Venezia e delle Scuderie del Quirinale a Roma, quindi lo Spazio Oberdan a Milano, il Castello Estense di Ferrara. E l'Asian Art Museum di San Francisco. L'ultimo intervento di questo genere è a Palermo, in Palazzo Branciforte, nel centro storico della città. Il lavoro in una città antica stimola la sua intelligenza. A Napoli si cimenta con due stazioni della metropolitana, le cosiddette stazioni dell'arte, al Museo Nazionale Archeologico e a piazza Dante. È un intervento complesso. L'amministrazione di Antonio Bassolino ha dato forte impulso ai trasporti su ferro e le stazioni rappresentano il coronamento per così dire estetico di un lavoro molto funzionale. E Gae Aulenti è duttilissima nel cogliere il senso profondo della richiesta. Il catalogo delle sue opere è fitto di piazze riallestite, di edifici riqualificati. E di oggetti di design, lampade, tavoli, poltrone. Una carriera che non si può leggere senza intrecciarla con il suo impegno civile e politico. Fra le tante iniziative, quella affinché le città siano regolate, perché prodotto di storia e di cultura e patrimonio di tutti. Nel 2009 contro il Piano casa del governo Berlusconi, promuove un appello con Gregotti e Fuksas. L'appello esce su Repubblica.it: «Le licenze facili e i permessi edilizi fai da te», si legge, «decretano la fine delle nostre malconce istituzioni. Il territorio, la città e l'architettura non dipendono da un'anarchia progettuale che non rispetta il contesto, al contrario dipendono dalla civiltà e dalle leggi della comunità». Fr. Erb.