«ESSENDO il padrone "quasi" di casa dei gatti di largo Argentina voglio esprimere la mia opinione su questa situazione. Mi sento loro amico e protettore. E vorrei che qualcuno mi spiegasse come si "sfrattano" i gatti. Che, fra l'altro, hanno sempre abitato fra quelle rovine archeologiche senza dare mai fastidio a nessuno». A scendere in campo nel polemico dibattito pro e contro una struttura abusiva costruita negli anni '50, che ospita un'associazione che tutela i mici dell'area di largo Argentina, a "rischio sfratto" secondo una Asl, è il presidente del Teatro di Roma Franco Scaglia. Secondo lei la struttura che ospita l'associazione che si occupa dei gatti, costruita tanti anni fa, non va tolta ? «No. Se elimini la struttura in qualche modo sfratti anche il gatto, che però non è sfrattabile. I gatti sono molto legati al territorio ed io li considero da sempre i "buoni guardiani del Teatro Argentina". Mi sembra una polemica pretestuosa quella di voler buttare giù qualcosa che è li da tanti anni. Roma è piena di aree archeologiche dove abitano gatti». E la soluzione quale dovrebbe essere ? «Credo che ci voglia un po' di elasticità mentale e che quel luogo, usato da chi aiuta i gatti a vivere, possa essere mantenuto così come è. I gatti della colonia sono 250, tutti monitorati e controllati dai volontari dell'associazione che li tutela. Su quell'area archeologica ci sono tante opinioni discordanti, anche sulla scoperta del luogo dove sembra fu ucciso Giulio Cesare. Ognuno ha la sua idea e la sua convinzione, il professore e archeologo Andrea Carandini, che è uno dei più contrari all'esistenza della struttura usata per i gatti fra le antiche rovine, dice una cosa, Gabriele Lavia, che è il direttore del Teatro Argentina ne sostiene un'altra e Giorgio Albertazzi un'altra ancora ». Nessun gatto si è mai affacciato dentro il teatro Argentina ? «Mai. Anzi, ci avrebbe fatto piacere. Ma loro sono stanziali nel territorio che scelgono. Non se ne allontanano. Per fortuna, perché avventurarsi nel traffico sarebbe troppo pericoloso. Per questo sono fermamente convinto che qualsiasi cambiamento del loro habitat sarebbe disastroso. I gatti non vanno toccati».