Onorevole, ce la facciamo? «I portici di San Luca sono in lista». Nicola Bono (nella foto) di An, siciliano di Ragusa, sottosegretario ai Beni Culturali, svela che Bologna per ora è in attesa. In buona compagnia. Ci sono altri 42 concorrenti che aspirano a diventare patrimonio dell'Unesco. Chi ha fatto la proposta? «E' arrivata dalla città. Ma tutto si è fermato lì». Cosa serviva, invece? «Non basta essere unici, bisogna anche dimostrarlo. E' un diritto tutto da costruire». Come? «I concorrenti sono tanti, l'Unesco accetta un solo candidato all'anno. Fa molto punteggio il dossier. Che dev'essere approfondito e convincente. Deve dimostrare l'unicità del sito. Quella è la condizione. Non si possono avere capolavori in serie». E il dossier su San Luca non c'è? «Non c'è. Nessuno lo ha presentato». Abbiamo speranze? «Certo, lavorandoci su». Da qui a...? «A giugno passano le necropoli di Pantalica, a Siracusa». La sua terra. «Non significa nulla. questo. Quest'anno abbiamo iscritto Cerveteri e Tarquinia. E' stato appena firmato il protocollo d'intesa per la Val Nerina, in Umbria». Lei sta dicendo che a Bologna qualcuno ha dormito? «Beh, non solo lì. Su questa materia non c'è molta attività. Molti si adagiano. Arrivano all'iscrizione nella lista propositiva e stop». Scusi onorevole: ma cosa porta l'iscrizione all'Unesco? «Materialmente, nulla. Però garantisce un prestigio immenso. E' come se di colpo si accendessero i riflettori di tutto il mondo. E' un formidabile strumento di crescita e qualificazione del turismo culturale. Campo delicatissimo. Nell'ultimo anno, in particolare, si è registrato un calo che coinvolge in generale tutte le città d'arte. Questo ci deve far riflettere. Non basta avere un antico lignaggio». Diceva del dossier. «Il ministero fa un primo screening. Poi scatta il piano di gestione. Quello è lo strumento per definire la candidatura».