Calci e i suoi segreti: un viaggio tra misteri millenari e grandi opere d'arte. E un pranzo in osteria, con il sindaco Vi sono certe giornate uggiose che merita rompere la noia. Allora prendi la macchina fotografica, dai la mano ai figli e vai. Antonio Millemaci, che per lavoro sta nei Caraibi, quand'è in Toscana batte campagne e colline pisane con l'occhio famelico del naturalista. E viene a Calci. Dice: «Per me è una manna dal cielo. Ci posso spendere giornate intere. Salgo lungo i tornanti del Monte Serra e a parte i panorami mozzafiato incontro scoiattoli, volpi, istrici. I casolari, i frantoi, i molini tantissimi, le corti piene di fiori, i torrenti ricchi di trote che scorrono nei paesi abbarbicati ai monti, viene voglia di viverci dentro». Saliamo i monti pisani. Lasciamo alle spalle San Giuliano Terme, meta per acque salutari e zeppa di casoni e cemento. Ci avventuriamo verso il monte Serra segnalato da decine di antenne televisive, un pugno per gli occhi. M'accompagna un fido escursionista, un artista, Tommaso Vassalle. E ci introduce, guida esperta, Bruno Possenti, sindaco di Calci da tempi immemorabili, persona squisita come ce n'erano una volta, è stato ingegnere al Comune di Pisa, ora sta in municipio dalla mattina alla sera, amministra seimila cittadini (tra i quali molti baroni dell'Università pisana: i Settis, i Modica, i Puccianti, i Genazzani). Qui il territorio fu già noto agli etruschi, poi ai longobardi. Si chiamano Zambra i torrenti e attorno vi sono torri di avvistamento e fortezze (come il Verruca) che evocano cozzi d'arme e di sangue. I pisani vi difesero la loro libertà contro i fiorentini avidi di porti e di mare. Da Calci partì una crociata. A Montemagno, frazione, vi nacque un papa, Eugenio III, papa armato e combattente. Che però fu pacificato da un grande contemplatore, San Bernardo, nientemeno. Bernardo salì sul Serra, fondò un eremo, vi scrisse il "Salve Regina" e convinse il papa Eugenio alla pace. Attorno all'eremo vi fu un trionfo di pini, castagni, olivi. Dice il sindaco Possenti: «L'anno scorso hanno bruciato duecento e più ettari di bosco. Incendi sciagurati perché non si potrà mai costruire nè rimboscare». Puro vandalismo. I monti pisani conobbero fortune con l'olivo. E con il grano. Vi furono fino all'Ottocento anche cento molini e altrattanti frantoi. Lavoravano a forza d'acqua. Quando venne l'elettricità l'impresa mutò e sparì un'intera economia. Adesso coi ruderi restaurati fanno i bedbreakfast. Uno, frequentatissimo, è quello della contessa Caterina di Cascina che ospita, ogni anno, uno stage-convitto di cinematografia. Vengono ad insegnare maestri romani come Scarpelli jr e il prof. Maddaloni. Visitiamo la Certosa di Calci (o di Pisa, come avverte il sindaco Possenti). È ultrafamosa. Vi hanno girato film Benigni (Il piccolo diavolo), Monicelli (Amici miei), vi ha recitato Nicole Kidman (Ritratto di signora). La Certosa, ora, è a bagnomaria. Vi piove dentro, l'umidità regna, gli affreschi screpolano; ciò che si vede è però un portento e un documento unico sul passaggio della devozione cristiana dalla severa primaria regola certosina (Ora et Labora) fino all'infatuazione barocca e rococò del Sei-Settecento. All'inizio la Certosa era un insieme di celle anguste. Poi i priori si fecero chiamare "principi", ospitarono re e granduchi (ai quali offrivano una foresteria lussuosa) e spalancarono pareti e volte ad artisti di pregio. Sorse un incanto di putti, festoni, allegorie, carrellate di angeli cantori, troni, altari di rari marmi carrarini. La Certosa, fondata nel 1366, era scomoda, ruvida, spartana. Nel '700, grazie ad infatuato priore milanese, Giuseppe Alfonso Maggi, che disegnava, spendeva, imponeva, ingigantì, divenne imperiale. E fece la fortuna di un celebre pittore fiorentino, Pietro Giarré, che si sbizzarrì, come Michelangelo, dando un tocco rosa, carnale, elegantissimo ma profano agli affreschi. Dirompenti delle regole. Piacenti ai libertini del secolo. Ma, ahimé, ora l'umidità, ci dice la nostra guida Elvira Bartoli, sta profanando architettura ed abbellimenti, stucchi, legni, pitture. Cadranno a pezzi? In un ampio lato della storica Certosa è ospitato uno dei musei di storia naturale più importanti d'Italia. Raccoglie quasi mezzo milione di reperti. Lo illustra un ardente professore spezzino, Walter Landini, paleontologo e, soprattutto, un creativo, come un regista. Egli ci fa tornare in mezzo ai dinosauri, balene, leoni, tigri, orsi, meraviglie di uccelli d'ogni dove, colori strepitosi e intrecci di fauna mai visti. Landini ha ricostruito (un vanto) la boscaglia del pisano di trecentomilioni di anni fa e la pianura palustre che i Neanderthal calpestarono lì dove adesso c'è la Torre Pendente. Il Museo è pura gioia: scientifica e poetica. È la gioia dei bambini. Calci, conclude Possenti, ed è terra natale di Franco Adami lo scultore che qui nacque eppoi ha conquistato Parigi. Adami che ha realizzato anche il monumento alle vittime del disastro aereo sul Serra (erano cadetti di Livorno) torna a Calci spesso. Con Possenti mangiamo pallette ai funghi su a Tre Colli all'osteria Il Coventino di Manuela Bonanni. Le pallette, in altre terre si chiamano matuffi, a Calci le condiscono con olio e funghi locali, gustosissimi. Millemaci lavora nei Caraibi. Fotografa a Calci, Pisa. Bisogna dire che la geografia se la sa scegliere al meglio
TOSCANA - Uomini di Neanderthal e affreschi del '700
Antonio Millemaci, un naturalista, visita Calci, una frazione di Pisa, e scopre un paese con una ricca storia e una natura unica. Il sindaco Bruno Possenti lo introduce ai segreti del paese, che include la Certosa di Calci, un'ultrafamosa abbazia che ha ospitato artisti e personaggi famosi. Possenti spiega la storia del paese, che risale all'epoca etrusca e longobarda, e descrive la sua economia, che un tempo era basata sull'olivo e il grano, ma ora è più legata al turismo.
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