Dopo esattamente mezzo secolo, la Cappella Sistina, summa della totalità artistica, simbolica e teologica è fortunatamente intatta e rinnova lo stupore negli occhi dei più disparati abitanti del mondo. "È l'attrazione fatale, l'oggetto del desiderio, l'obiettivo irrinunciabile per l'internazionale popolo dei musei, per i migranti del cosiddetto turismo culturale", racconta con slancio Antonio Paolucci, Direttore dei Musei Vaticani, in occasione del 500esimo anniversario dall'antica apertura di Giulio II, Papa lungimirante, che affidò parete e intera volta al genio di Michelangelo. Dopo il 1512 "niente sarà più come prima": quella che Michelangelo Buonarroti dipana, dipingendo e progettando gli affreschi sulla volta, con l'obiettivo di rendere più comprensibili le verità espresse nelle Sacre Scritture, rappresenterà una svolta radicale e iconografica, per tutta l'arte a venire. "Un'immane sciarada teologico-scritturale" , un sistema spaziale simbolico (ma complesso), in grado ancora di suscitare incredulità: possiamo trovare tutti, con lo sguardo all'insù, soluzioni che paiono nuove ancora oggi, come i colori brillanti scelti a seconda dei caratteri umani o il movimento simultaneo, a più riprese (quasi cinematografico) delle figure nello stesso riquadro. Paolucci sottolinea che non si tratta solo di un museo, ma di uno spazio religioso, di un "vero e proprio luogo identitario della Chiesa romano-cattolica" e sa altrettanto bene che l'ostinato e appassionato successo mondiale di pubblico regge su un equilibrio delicato: l'affluenza, in crescendo vertiginoso dagli anni Ottanta circa 15.000 persone al giorno potrebbe arrecare danni seri alle pitture (pressione antropica delle polveri indotte). Per il momento è stata archiviata l'ipotesi del numero chiuso, con la promessa che entro un anno inauguri un nuovo progetto di climatizzazione ad altissima tecnologia. Intanto, poterla ancora 'vivere', anche se scomodi e addensati, è ancora un dono: è più di quanto, legittimamente, ci spetti.