PISA. Si chiama "Semplificazione della regolamentazione", formula banale che lascia intendere risvolti positivi. In realtà è il via libera al condono generalizzato, anche degli abusi sui beni sottoposti al vincolo del patrimonio artistico. Non passò al momento dell'approvazione della legge finanziaria, ma un gruppo di parlamentari di Forza Italia adesso lo ripropone come legge ordinaria. In cosa consiste la "semplificazione" è facile da spiegare: anche i proprietari dei beni artistici potranno usufruire della famosa legge del silenzio-assenso, che "concede" sessanta giorni di tempo alle amministrazioni dello Stato per bloccare il progetto, ad esempio, di vendere una collezione d'arte o di abbattere un palazzo storico per costruire un centro commerciale o un residence con tanti mini-appartamenti da vendere o da affittare. L'allarme è stato lanciato dal professor Salvatore Settis, direttore della Scuola Normale di Pisa ed ha avuto vasta eco. Anche perché l'illustre docente, che ha parlato di «un nuovo gravissimo assalto al principio costituzionale che difende il patrimonio culturale», l'ha messo in stretta relazione alla sistematica distruzione delle Sopraintendenze, gli enti che fanno rispettare i vincoli e che dovrebbero rispondere entro due mesi alle eventuali intenzioni speculative di privati con pochi scrupoli per l'arte e l'interesse nazionale. Settis spera che non tutto sia compromesso e che il tentativo a suo tempo voluto dal superministro dell'economia Giulio Tremonti per fare "cassa" con i condoni selvaggi, non si concretizzi adesso. «Il ministro Giuliano Urbani - sostiene il direttore della Normale - assicura che il silenzio-assenso è un corpo estraneo al suo codice e vale comunque solo in sede di prima applicazione. Vorremo potergli credere ma la nuova normativa in discussione al consiglio dei ministri dimostra il contrario». La Toscana è il giacimento naturale dei beni artistici e architettonici, molti dei quali sono nelle mani dei privati. La sopraintendenza di Pisa, fino a poco tempo fa competente sul territorio anche delle province di Livorno, Lucca e Massa-Carrara, ne conta circa duemila soltanto tra i beni immobili, per lo più palazzi e giardini storici che hanno fatto la storia delle città. Un elenco a parte è riservato alle collezioni d'arte. Sono questi i "gioielli di famiglia" a rischio. Non si tratta, naturalmente, di fare il processo alle intenzioni dei loro proprietari che finora, salvo rari casi, li hanno tenuti in grande considerazione e con la massima cura. Parliamo di alcuni di questi palazzi soltanto per meglio rappresentare la portata della legge sul silenzio-assenso che sarà discussa dal parlamento su iniziativa di alcuni deputati della maggioranza. A Livorno viene subito in mente il palazzo Huigens, una splendida costruzione del Settecento nel cuore del quartiere di Venezia, in via Borra, edificato da qualche mercante del nord Europa in tempi di intensi traffici con il porto labronico. A Lucca i palazzi storici si sprecano, ma quello che salta maggiormente agli occhi è palazzo Pfanner, in via degli Asili, contornato da un bellissmo giardino. Un edificio che dette lo spunto al regista del "Marchese del grillo" per girare alcune scene con Alberto Sordi nelle vesti di protagonista. E sempre per rimanere in tema di cinema e televisione la famosa Villa Mansi di Segromigno, scenario di note fiction e set di alcuni film per la vastità delle sale e gli ampi spazi che si prestano a scenari suggestivi. Sempre a Lucca sono nelle mani di privati i palazzi Foschi Meuron, in via San Giorgio e il palazzo del marchese Mazzarosa all'angolo tra piazza dei Servi e via Santa Croce. Marchese Mazzarosa che è proprietario anche di una famosa collezione di opere d'arte soggetta al vincolo della sopraintendenza. A Pisa i "gioielli" architettonici sono in prevalenza sui lungarni e in via Santa Maria, nel cuore della città universitaria. Oltre a quasi tutte le case-torre, merita di citare palazzo Roncioni, in lungarno Mediceo, davanti all'omonimo scalo sul fiume, l'ancor più famoso palazzo Agostini di lungarno Pacinotti, sede del caffè dell'Ussero, ritrovo letterario e culturale dei secoli scorsi. A due passi dalla Sapienza il palazzo dell'Ussero fu il centro dei movimenti studenteschi risorgimentali (Curtatone e Montanara) e successivamente il punto d'incontro di intellettuali, scrittori e artisti di tutta Europa. A Carrara, per dire di un'altra città d'arte, l'intero complesso di piazza Alberica è costituito da palazzi storici di proprietà privata, costruiti nel corso di tre secoli, dal 1500 al 1800. La facciata rossa di palazzo Del Medico, i due palazzi Bonanni, la casa che fu dello scultore Pietro Tacca, l'antico palazzo Diana, il palazzo Orsolini sono veri e propri monumenti del bel costruire.