Le tappe A rischio sfratto la colonia dell'area in cui fu ucciso Cesare SARÀ dunque opportuno lasciare loro la parola iniziale e, data anche l'atmosfera bellica che va addensandosi sulla colonia, considerare che si tratta di parola poetica. Per l'esattezza di un coro: «Noi siamo i gatti i gatti i gatti, siamo il sottobosco grigio della luna. Siamo i custodi dei sepolcri. Siamo le custodie pelose dei violini che dileggiano l'erica e l'incuria. Muoviti piano fra di noi tu, novilunio di pelle pustolosa, muovi, fiore di morte, a noi che miagoliamo. Muoviti casto. Muoviti con piano equilibrio lunare e pellegrino. Muoviti malinconico, minore bemolle sordo dei motori. Muovi senza morire incontro a noi, furtivo fra i malarici miasmi della sera delle spighe e dell'erba, della mera contagiosa cancrena dei tuoi mari. Muoviti con il passo dei corsari maleodoranti delle strade». È l'inizio di un poema molto bello e intenso di Cristina Sparagana. Chi vuole può continuare a leggerlo su www. antelitteram. com colloqui sparaganagatti.htm. Traggono ispirazione, questi versi, dal luogo della battaglia, delimitato grosso modo fra il capolinea del tram 8 e la libreria Feltrinelli, la Torre del Papito e la pizzeria Rossopomodoro; e con l'eccezione delle Sovrintendenze, che nell'Urbe sono due e ovviamente rivali, ma con l'aggiunta di angeli e bambini, nel poema compaiono i protagonisti del vano scontro in atto tra sensibilità archeologica e volontariato, avveduti burocrati e generose gattare, animali e pietre. Queste ultime sono, come sempre accade a Roma, piuttosto vecchie e quindi parecchio interrate, come del resto tutta l'area che i passanti osservano dall'alto (per anni utilizzandola come una specie di pregiatissimo immondezzaio a cielo aperto, ma ora non più tanto). Nel caso specifico le pietre appartengono a un tempio d'epoca repubblicana, entro cui gli amici dei gatti hanno stabilito da una ventina d'anni il loro « collegium », come l'ha definito il professor Carandini. Insomma, stanno lì dentro, svolgono attività sanitarie a beneficio dei mici, ma soprattutto officiano ai riti della antica religione gattara, con tanto di icone e ricordo di rinomati santi e beati che abitavano o si rifornivano nei dintorni (Anna Magnani, Egon Furstenberg e il filosofo Lucio Colletti, recante avanzi dal ristorante Fortunato al Pantheon). Bene, adesso sembra che quel luogo di culto sia divenuto improprio, per via del tempio e anche a causa di alcune mattonelle incautamente piazzate a pochi passi da dove diversi secoli orsono fu accoppato Giulio Cesare. Sono faccende controverse e abituali nella Città Eterna, dove per indicare qualcosa che finisce si dice « nun c'è trippa pe' gatti », appunto; e riguardo ai monumenti non si capisce mai in che modo conservarli e perché. Fatto sta che la comunità gattara teme di essere sloggiata da un sito di cui parlò commossa Brigitte Bardot al cospetto di Papa Wojtyla, visitato con entusiasmo da centinaia di migliaia di viaggiatori- devoti e fotografato in tutto il mondo. Al punto che nel 2000, anno giubilare, vennero qui organizzati tour turistici bisettimanali che abbinavano archeologia e gattarismo; per non dire la leggenda secondo cui nella grotta dell'Argentina, quello stesso anno, era stata fissata una visita della regina Elisabetta, poi cancellata all'ultimo minuto. Vai a sapere. Nel 2001, in compenso, con risoluzione solenne il primo municipio ha proclamato i felini della zona, non tutti e non sempre per la verità graziosissimi, «patrimonio bioculturale della città». L'anno seguente in estate l'ecclesia gattara parve tuttavia conoscere qualche brivido eretico o scismatico, come si sospettò dopo un'incursione notturna in cui alcuni animali in osservazione furono liberati dalle gabbie, per ritrovarsi la mattina seguente con gli altri all'ombra di colonne, bifore e capitelli, « very pittoresco », come si diceva facendo il verso ai turisti americani, e come tuttora viene illustrato su calendari invero troppo oleografici per comprendere gli afflati animalisti della pasionaria e festaiola Cirinnà, le pretese inadeguatezze dell'ubicuo sovrintendente Broccoli o i travagli di Alemanno, che davvero giusto i gatti gli mancano. Nel frattempo sul tempio del Micio Randagio Ottimo Massimo sta muovendosi la politica, del che è difficile rallegrarsi. Per cui si chiuderebbe con la poesia di Cristina Sparagana: «Ripetete mea culpa, mea mea culpa, colpa del male e della notte, malasorte del nero che ci assilla come un marchio d'infamia amara... amara... Colpa di chi non ci ama e della squilla della Torre Argentina. Malafama che non muore non muore che non muore e non mai morirà e morrà con noi sotto le tibie dei sepolti vivi». (Miao, miao).
ROMA - "Via i randagi dalle rovine" così Roma si divide sui gatti delle Idi di marzo
Un gruppo di gatti della zona di Torino ha richiesto il riconoscimento del loro luogo di culto, un tempio repubblicano, come patrimonio bioculturale della città. Il luogo è stato utilizzato per secoli come cimitero e luogo di culto per i gatti, e la comunità gattara teme di essere sloggiata. La richiesta è stata avanzata dopo la scoperta di una pietra del tempio che era stata utilizzata per uccidere Giulio Cesare. La comunità gattara ha anche richiesto il riconoscimento del loro rito di antica religione, che include l'officiatura di icone e la celebrazione di riti.
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