Sarà anche vero che Giovanna Melandri prenderà 90 euro l'anno per il suo nuovo, contestatissimo ruolo di presidente del Maxxi, il Museo delle arti del XXI secolo di Roma. Ma il new deal (lei da buona newyorkese preferisce parlare di reshapement) del museo di via Guido Reni, ospitato nella lucente architettura dell'architetto anglo-irakeno Zaha Hadid, parte all'insegna della proliferazione delle poltrone. L'attuale statuto della fondazione, siglato nel 2009, prevede infatti che il presidente sia affiancato da un segretario generale e da due direttori per altrettante sezioni (Arte e Architettura). Il nuovo statuto, che dovrebbe vedere la luce a breve, prevede un direttore generale, ma moltiplica per magia le sezioni del Maxxi: ad Arte e Architettura si dovrebbero affiancare Design, Fotografia, Moda e Pubblicità. Si passerebbe quindi da tre a sette direttori. Non sarebbe questa l'unica novità del nuovo statuto in base alle anticipazioni di ieri di Repubblica che sembrerebbero trovare conferma da ambienti vicini al Mibac. Il documento rafforzerebbe nettamente i poteri del nuovo presidente: la Melandri potrà nominare direttamente i direttori, potrà modificarne a piacimento il numero e potrà di fatto svolgere con piglio quasi monarchico il Maxxi. Tutto questo a scapito del consiglio di amministrazione (quattro membri, dei quali tre di nomina ministeriale e uno regionale), che vedrebbe pesantemente eroso il suo ruolo. La nuova rafforzata governance del Maxxi avrebbe lo scopo di attrarre nuovi soci privati e altri sponsor per arginare la crisi più finanziaria che di idee dello scintillante museo nato nel 2009 e già in pesante crisi. Il bilancio 2011 del Maxxi ha fatto registrare una differenza negativa tra ricavi e costi di 710mila euro, ma la verità è che il serpentone del Flaminio è nato con la tara genetica di un costo spropositato per la sua realizzazione, circa 150 milioni. Il Maxxi nei piani della Melandri dovrebbe diventare la «Tate Modern italiana», un obiettivo che appare sinceramente utopistico visto che il magnifico museo londinese vanta quasi 5 milioni di visitatori all'anno, più di dieci volte quelli richiamati nel 2011 dal Mani (circa 450mila). Una vita breve ma intensa quella del museo del XXI secolo. Concepito nel 1999 dal governo D'Alema, con la Melandri ministro dei Beni culturali e quindi madrina della nuova creatura, fu inaugurato dieci anni dopo. Il primo presidente della fondazione, Pio Baldi, si dimise nell'aprile scorso a causa del deficit e della mancata approvazione del bilancio 2012.Il ministo Lorenzo Ornaghi nominò come commissario straordinario Antonia Pasqua Recchia, che ha traghettato il Maxxi all'era Melandri. La bionda esponente del Pd, molto contestata dal Pdl perché considerata di nomina politica e non tecnica, si insedierà il prossimo 1 novembre. Primo passo della nuova gestione, la nomina del nuovo consiglio di amministrazione, poi quella del nuovo direttore unico e dei direttori dei nuovi dipartimenti. Il tutto senza fretta, attendendo le elezioni politiche per tenere conto dei nuovi equilibri. Con tante poltrone in più da riempire.