Torna alla vista uno dei tanti gioielli che costellano l'area delle Terme di Caracalla: il Mitreo costruito nel terzo secolo d.c, poco dopo la sua inaugurazione, nelle viscere del monumento, a ridosso dell'ala di nord ovest. E per festeggiare la riapertura la soprintendenza ha deciso di ospitare nel grande spiazzo erboso occupato in estate dalle tribune della lirica all'aperto una suggestiva istallazione firmata da Michelangelo Pistoletto che dialoga con le rovine del complesso. Un doppio appuntamento da non perdere. Innanzitutto per l'importanza di quel Mitreo rimasto inaccessibile per via di un ciclo di restauri durato dieci anni. Scoperto nel 1912 e scavato negli anni Trenta è il più grande e il più integro dei templi dedicati al culto orientale del Dio Mitra, esistenti a Roma. Quello che più ci restituisce le atmosfere e i riti misterici di una religione importata dai legionari di ritorno dall'Asia che presenta molte analogie con il cristianesimo delle origini. Si tratta di un reticolo di ambienti, collegati con una scala all'esterno delle Terme, che ruotano attorno ad una grande sala, bordata da due file opposte di panche per i partecipanti alla cerimonia, dove si celebrava il sacrificio del toro, pratica fondante del culto. I lavori hanno rimesso in evidenza la grande fossa centrale dove il sangue dell'animale sgozzato zampillava, consentendo ai fedeli di cospargersi con quel flusso beneaugurante il corpo, il volto, le mani. E restituito smalto al prezioso pavimento musivo in bianco e nero e all'affresco, sopravvissuto su una delle pareti, che raffigura il combattimento, denso di valori simbolici, tra quel dio della Frigia e il Toro. Stimolante e tutt'altro che stridente l'idea della soprintendente Maria Rosaria Barbera di dilatare echi ed emozioni della visita con un'operazione che chiama alla ribalta uno dei maestri del made in Italy contemporaneo, Michelangelo Pistoletto. L'artista ripresenta in una nuova versione un'istallazione che da tre anni sta portando in giro per il mondo: il Terzo Paradiso. Si tratta di tre grandi cerchi affiancati a simulare il simbolo grafico dell'infinito, realizzati assemblando resti di marmo delle Terme di Caracalla. Un messaggio che l'autore lancia come grido d'allarme per la mistificazione che caratterizza la cultura del presente e come via d'uscita verso un futuro riancorato a verità e valori più autentici.