Il censimento del Comune sui beni pronti per la vendita Palazzi storici e terreni agricoli in provincia e fuori regione. Nel patrimonio anche 102 chiese Il Comune di Napoli prepara un piano per riempire le casse vuote: pronto l'inventario dei beni immobili da dismettere che valgono circa 230 milioni. A scorrere l'elenco si scopre che, tra proprietà note di caserme, palazzi e appartamenti di edilizia popolare, spuntano ville, terreni, interi edifici e pure ben 102 tra chiese e conventi (la maggior parte sconsacrati) tra cui autentici gioielli lasciati al degrado e all'incuria come la chiesa della Scorziata o poco valorizzati come la chiesa di Santa Croce a piazza Mercato dove fu decapitato Corradino di Svevia per ordine di Carlo I d'Angiò, il 29 ottobre del 1268. E addirittura 240 ettari di terreni coltivati, solo in parte, a cereali a Melfi in Basilicata e un fondo incolto a San Felice a Cancello di una decina di ettari. Beni che producono entrate irrisorie se non nulle, in molti casi, mentre il Comune è costretto ogni anno a sborsare 20 milioni di fitti passivi. Pure 240 ettari di terreni coltivati, ma solo in parte, in cereali in quel di Melfi. Ma cosa se ne farà mai palazzo San Giacomo del fondo lucano grande quanto 240 campi di calcio come pure di quello (incolto) a San Felice a Cancello di una decina di ettari? Mistero. Eppure a scorrere l'elenco dei beni di proprietà del Comune si scopre come, in mezzo a proprietà note di caserme, palazzi e appartamenti di edilizia popolare, spuntino ville, terreni, interi edifici e pure la bellezza di 102 tra chiese e conventi (la maggior parte sconsacrati). Tra cui autentici gioielli lasciati al degrado e all'incuria come la chiesa della Scorziata o poco valorizzati come la chiesa di Santa Croce a piazza Mercato dove fu decapitato Corradino di Svevia per ordine di Carlo I d'Angiò, il 29 ottobre del 1268. Beni messi a reddito o valorizzati per dare ossigeno alle disastrate casse comunali o in vendita come ha iniziato timidamente a fare palazzo Santa Lucia che sul groppone si ritrova pure un castello cinquecentesco? Figuriamoci: entrate irrisorie se non nulle in molti casi mentre il Comune è costretto ogni anno a sborsare 20 milioni di fitti passivi. E altre amministrazioni, pure caserme ancora in uso, non tirano fuori un centesimo. Prendi il caso degli uffici comunali dei servizi sociali in viale Duca D'Aosta a Marano: la proprietà, stimata oltre 3 milioni di euro, è di San Giacomo ma da anni non riceve un euro di fitto e ad oggi i crediti vantati sono di circa 600mila euro. E poi interi plessi disabitati come l'ex convitto San Paolo a Pozzuoli (valore stimato 3 milioni di euro) o villa Cava a Marechiaro (vale un altro paio di milioni) assegnata a suo tempo ad una associazione che però non ha mai eseguito interventi di restauro. Entrate risibili in molti casi se non nulle: sei appartamenti a palazzo Cavalcanti in via Toledo (un altro da 400 metri quadri fu affidato alla fondazione San Carlo nel 2007 per farne una scuola di ballo), un intero palazzo (disabitato) a Materdei (valutato 2,5 milioni) o l'ex scuola D'annunzio alle spalle di via dei Mille, classificata dagli uffici del Patrimonio come rudere ma con un valore di 2,7 milioni di euro. E, ancora, un palazzo a via Carlo Carafa, sotto corso Vittorio Emanuele, valutato la bellezza di 5,5 milioni. Ma l'elenco è lunghissimo e comprende un plesso a via Settembrini e l'ex obitorio a via Rosaroll. Entrate poche o nulla ma con un valore totale, senza contare chiese e conventi o immobili storici come villa Ebe alle rampe Pizzo Falcone, di 33 milioni di euro per appena una ventina di questi immobili. In mezzo la complicata partita della dismissione di questi beni che ha visto un primo step per un comparto specifico come l'edilizia residenziale pubblica: venduti 2700 appartamenti per 108 milioni in meno di sei mesi. Ma si arriverebbe a 500 in tre anni se solo si procedesse sullo stesso segmento anche in questo momento di calo del mattone. Ma stranamente tutto è congelato nonostante le casse vuote. L'intero patrimonio alienabile e disponibile però è molto più imponente: 2 milioni di metri quadri. Impossibile venderlo in blocco anche in più fasi ma operando solo su un 10 per cento di questi, in 3 anni, si potrebbero ricavare circa 230 milioni di euro. Meccanismo non complicato illustrato dall'attuale gestore, la Romeo, che ha aggiornato un dossier per i vertici di San Giacomo. Basterebbe, senza toccare gli immobili di pregio o strumentali, procedere in alcuni casi con cambi di destinazione d'uso per mettere sul mercato vecchie scuole o plessi fatiscenti. Con quest'ultimo scenario le nuove stime possono già essere inserite nei bilanci. Proposta al vaglio dei vertici del Comune mentre si decide la partita della scelta del gestore del patrimonio immobiliare. Il prossimo 16 dicembre infatti scade il contratto con la Romeo che 5 giorni fa ha spedito un atto di significazione a San Giacomo in cui illustra la consegna di tutto l'archivio in possesso presso i suoi uffici del Centro direzionale. Circa 42 milioni di informazioni in supporto informatico, contabilità contenuta in 30mila fascicoli e 70 scatole oltre a centinaia di faldoni che contengono 6mila contenziosi contro abusivi o conduttori morosi ed a rischio prescrizione. Ad occhio e croce, dicono, materiale che occupa almeno 4 tir che si dovrà vedere dove stipare. Ma gli immobili non mancano.