Nessun benefit ad un Paese che possiede quasi il 50 dei beni artistici del mondo Tra le strutture più gettonate c'è il Louvre la cui punta di diamante è la Gioconda di Leonardo Il petrolio d'Italia si chiama arte. Ma purtroppo non sappiamo cosa farne e come farlo venire alla luce per diventare una fonte di primaria importanza di business per il nostro Paese. Infatti, pur possedendo circa il 50 dei beni artistici del mondo di cui 45 su 911 sono beni tutelati dall'Unesco come patrimonio dell'umanità, non riusciamo a mettere a frutto questo capitale che risulta praticamente inutilizzato. Secondo una classifica redatta da Art Newspaper, che raccoglie i musei più visitati del mondo nel 2011, le nostre strutture non riescono ad arrivare tra le 'top ten' . Al primo posto infatti troviamo l'immancabile Louvre. Il museo parigino è in questa posizione da cinque anni con un incremento di circa 400 mila visitatori rispetto al 2010. Una curiosità: secondo il vice direttore dell'Art Newspaper, Javier Pes, il "segreto" del Louvre risiederebbe nel capolavoro di Leonardo, la Monna Lisa. Al secondo posto, superando la barriera dei 6 milioni di visitatori all'anno troviamo il New York's Metropolitan Museum, mentre al terzo si trova il British Museum di Londra con 5,8 milioni di visitatori all'anno. Ed è solo alla 21esima posizione che si intravede un nome italiano, la Galleria degli Uffizi di Firenze con un milione e mezzo di visitatori l'anno per un incasso di circa 8,6 milioni di euro. Qualcuno ha provato a dare una spiegazione a questo fenomeno. E c'è anche chi ha dato una risposta che sebbene paradossale potrebbe essere plausibile: sono troppi. Ovvero quello che in altri paesi è concentrato in due o tre strutture, noi lo abbiamo disseminato su tutto il territorio nazionale. Per questo motivo ci sarebbe una dispersione di visitatori e da qui deriverebbe la mancata redditività. La Corte dei conti ha calcolato, infatti, che in Italia ci sono 3430 musei, di cui 409 in Toscana, 380 in Emilia Romagna, 346 in Lombardia e 302 nel Lazio. Per non parlare dei siti archeologici, chiese castelli, torri e rocche per finire ai centri storici. Naturalmente tutta questa abbondanza è difficile da gestire e soprattutto da conservare. Un esempio tra tutti è il caso di Pompei l'area archeologica più visitata d'Italia, con 2.329.375 visitatori l'anno , dopo il Circuito del Colosseo, Foro Romano. (Fonte: Ufficio Statistica Ministero per i beni e le attività culturali). Nell'ultimo anno la località di villeggiatura degli antichi romani ha subito parecchi dissesti. Ricordiamo nell' ottobre del 2011 il crollo di un muro romano realizzato nei pressi di Porta di Nola, a seguire a dicembre dello stesso anno è caduto un pilastro del pergolato della Casa di Loreio Tiburtino, infine il 9 settembre scorso la caduta di una trave in legno di circa 4 metri del peristilio di Villa dei Misteri. A seguito di tanti, troppi dissesti , la gestione degli scavi aveva anche subito l'onta del commissariamento, ma anche in quel caso le cose non sono andate per il verso giusto a causa, come ha sempre affermato la Corte dei Conti «della poca trasparenza nella procedura di spesa». Ma certamente c'è anche il problema che l'Italia con il suo 1,5 miliardo di euro ha una risorsa risibile rispetto ad esempio alla Francia (7 miliardi di euro) o alla Germania che quest'anno ha aumentato gli stanziamenti di quest'anno del 7. Insomma troppe mani sulla gestione di un patrimonio che potrebbe risolvere, almeno in parte alcuni dei problemi che assillano il nostro Paese e che invece rischiano solo di diventare per lo Stato una fonte di esborso senza ricevere contropartita.