Transennata l'area di fronte al Duomo. L'assessore: «Urgenti lavori di manutenzione» Gli effetti dell'incuria e del taglio dei fondi, chiusi 30 metri di passeggiata Il soprintendente: «Non c'erano stati allarmi sullo stato di conservazione» MILANO I portici in frantumi, zona off limits, trenta metri di passeggiata pedonale chiusa per «motivi di sicurezza». E' venuto giù un blocco del soffitto, hanno ceduto almeno tre capitelli, sono piovuti calcinacci, frammenti di mattoni e parti d'intonaco. Alle undici del mattino di un sabato di struscio, sbriciolate sul pavimento a disegni geometrici, le rovine della Galleria Vittorio Emanuele II denunciano la fragilità e la precarietà del salotto buono di Milano, il cuore storico e monumentale di piazza del Duomo. E successo ieri e purtroppo non è il primo crollo: il tempo, l'incuria e il taglio ai fondi per la manutenzione (pubblici e privati) hanno progressivamente fiaccato la salute delle architetture nobili di fine Ottocento. I turisti osservano sbalorditi al di là delle transenne. Fotografie e video rimbalzano dai telefonini ai profili di Facebook e Twitter. Istantanee: l'arrivo delle autopompe dei vigili del fuoco; l'intervento del Nucleo d'intervento rapido dei vigili urbani; i fate largo, gli state indietro; i passanti che commiserano l'agonia del gioiello progettato dallo sfortunato architetto Giuseppe Mengoni. Ecco, spiegata a terra, la malattia di cariatidi, lunette e lesene. I calcinacci sono sparsi tra via San Raffaele e via Ugo Foscolo, davanti alle serrande abbassate delle boutique Damiani e Rocca Pietre: i segni della cancrena. E una caduta fisica e uno schiaffo d'immagine. Nel soffitto c'è una ferita scoperta e scomposta il buco sarà largo una quarantina di centimetri per venti che svela l'impalcatura di sostegno al portico. Il danno è profondo, ma basta alzare lo sguardo per notare altre crepe e venature nella volta. Bisogna prepararsi a nuovi distacchi? Le indagini sono in corso. II simbolo della città è impolverato. «Non avevamo ricevuto allarmi specifici sullo stato di conservazione della Galleria», precisa il soprintendente ai Beni paesaggistici e monumentali, l'architetto Alberto Artioli. I tecnici azzardano queste ipotesi: le piogge degli ultimi giorni potrebbero «aver minato la stabilità dell'edificio», l'acqua si sarebbe «infiltrata e avrebbe scavato» nelle strutture, logorandole, fino a sciogliere la Galleria; questa strisciante opera di «sfaldamento», infine, potrebbe essere stata accelerata dallo sbalzo nelle temperature, il passaggio dal caldo anomalo al freddo delle ultime ore. Sintesi: «Milano cade a pezzi», mugugna un signore di passaggio nel centro città, il berretto di lana sul filo degli occhi. Le famiglie in gita si fermano in silenzio sul nastro bianco e rosso tirato dalla polizia locale: «Che tristezza, questa è la città che dovrà ospitare l'Expo?». Sul lato opposto si fa la coda per salire alle terrazze del Duomo, il simbolo religioso che si confronta con le architetture civili di Milano. II crollo non ha provocato feriti, era andata peggio in passato. Gennaio 2009: due turiste svedesi colpite da una tonnellata di lastroni di marmo cadute dalle colonne della Galleria di corso Vittorio Emanuele. Giugno del 2011: un mattone si era staccato da un camino sul tetto, aveva sfondato la vetrata della volta e si era frantumato davanti alla porta di Autogrill. La sezione del portico crollata ieri è di proprietà privata (i gioiellieri Rocca). I tecnici del Comune hanno eseguito un primo sopralluogo e invitato i proprietari a occuparsi prima del ponteggio e poi del ripristino delle parti rovinate; toccherà infine alla Soprintendenza autorizzare il progetto di restauro per il palazzo (vincolato). Dice Lucia Castellano, assessore ai Lavori pubblici della giunta di Giuliano Pisapia: «La Galleria ha bisogno di un intervento urgente di manutenzione straordinaria». Il restauro dei pavimenti è stato inaugurato tre mesi fa. Ora bisogna puntare in alto. Ai soffitti.