Lo storico dell'arte «sposa» la fusione con Padova e Treviso Daverio: Mestre? Servono premi per l'abbattimento MESTRE Un Senato «serenissimo» con senatori padovani, veneziani, trevigiani e magari anche vicentini. E nel territorio, municipi alla francese con poteri ridotti all'essenziale. Lo storico dell'arte Philippe Daverio ieri ha rispolverato perfino l'idea di un ritorno all'«impero del leon» per lanciare l'idea di una metropoli veneta. Scherzando, ovviamente. Anche se la sua ricetta sulla Città metropolitana rimette davvero Venezia al centro del Veneto. Invitato dalla Fondazione del Duomo di Mestre per discutere, introdotto da Marino Folin della Fondazione di Venezia, di «Produzione e fruizione culturale nella città metropolitana» ieri in realtà al Centro Santa Maria delle Grazie, affollatissimo come non mai, lo show dell'ex assessore della giunta milanese di Marco Formentini negli anni Novanta si è concentrato su un tema più generale: ovvero, come lui stesso ha detto, sulla formula migliore per «superare l'orrore del nostro territorio, il proliferare di capannoni, di periferie brutte ma comode, di aree industriali che sembrano dementi e Comuni che vivono di oneri di urbanizzazione». Tra il serio e il faceto, Daverio ha strappato risate e applausi tra un pubblico ben disposto all'ipotesi di una Venezia cuore pulsante di una metropoli. «Non siamo in America dove il pollo fritto unisce tutti - ha esordito - qui abbiamo identità insuperabili, quando dunque si riforma bisogna toccare i nervi delle persone, altrimenti non funziona». Un unico consiglio comunale a Venezia sarebbe la soluzione ideale ma non troverebbe consensi; svuotare la Provincia e creare al suo posto un altro ente non cambierebbe nulla. Ecco allora che secondo Daverio bisogna pensare invece in grande e prendere in prestito il modello parigino di municipi e senato. «Non è un sogno, è un disegno - ha spiegato - e se la città metropolitana riesce a incidere sullo sviluppo del territorio, diventa interessante». Oggi il Veneto, per lo storico dell'arte, non è una metropoli, ma una megalopoli dove tutto si replica all'infinito ed è qui che la città metropolitana, con forti poteri urbanistici, può agire. A chi poi nicchia su Venezia metropoli, Daverio ieri a distanza ha risposto: «Essendo nella giuria del Campiello frequento Confindustria del Veneto, il presidente di Belluno vende gru e le vende a imprenditori cinesi - ha raccontato - Mi ha spiegato che quando vengono qui non li porta a Belluno ma a Venezia». In tutto questo dove stanno quindi musei e cultura? «Vengono dopo la necessaria riorganizzazione amministrativa», ha tagliato corto Daverio, che su Mestre ha invece tirato fuori una definizione inedita: «E' bizzarra, ha un cuoricino tenero e attorno è cresciuto tutto in maniera inqualificabile, servirebbero premi di abbattimento: demolisci cubature non volute e ne ottieni di più altrove - ha concluso -, la questione però più attraente è il rapporto con la laguna: dove ci sono realtà come Sant'Erasmo e i suoi carciofi, la relazione va assolutamente recuperata». Mestre dunque grimaldello del ritorno della terra, quella di Padova, di Venezia e di Treviso, all'acqua. E c'è chi in città lavora e progetta strutture come l'Mg, che saranno fondamentali per la futura metropoli. «Siamo diversi dal resto d'Europa, abbiamo più centri a cui mancano solo collegamenti veloci - ha spiegato Folin, che sta seguendo direttamente il progetto del museo con la Fondazione - l'adesione di Padova è fondamentale e lungimirante, sicuramente anche Treviso deciderà di aderire». Riqualificazione di Marghera, sviluppo di Tessera con il Quadrante, Veneto City: «se non governate in un quadro territoriale più ampio rischiano di peggiorare la situazione».