I costruttori locali protestano perché i lavori vengono affidati a imprese romane. E il vescovo Mattiazzo: la diocesi non ha alcun potere L'attrito tra il delegato del Vaticano e i frati. I pm aprono un'inchiesta Sullo sfondo la gestione degli appalti e i contrasti tra la Santa Sede e i francescani che gestiscono il santuario Dopo lo scandalo Propaganda Fide, scoppia un nuovo «scandalo immobiliare» che coinvolge il Vaticano e le sue immense proprietà sparse per l'Italia. Questa volta, curiosamente, gli attori della vicenda sono tutti interni alla Chiesa, anche se i soldi che vi ruotano attorno fanno gola a molti. La scena dello scontro è Padova, dove è in atto un conflitto tra il Vaticano e l'Ordine dei Francescani per la gestione della Basilica del Santo e delle sue ingenti risorse. E per alcune disinvolte operazioni sulle quali la procura di Padova ha aperto una inchiesta. La premessa è il fatto che la basilica di Sant'Antonio di Padova è una delle sole quattro basiliche pontificie situate fuori dal territorio romano; ed è meta ogni anno di centinaia di migliaia di fedeli da tutto il mondo. Su chi comanda questa enorme realtà religiosa si contrappongono da un lato la «proprietà», rappresentata dalla Pontificia delegazione per Sant'Antonio, ovvero l'ente attraverso il quale il Vaticano amministra la Basilica; e dall'altra parte i frati francescani conventuali, gli «inquilini», che da secoli vivono all'interno della Basilica stessa. Al loro fianco c'è la potente «Arca del Santo», la fondazione laicale che gestisce i fondi privati e le corpose donazioni immobiliari. Proprio sulla gestione degli appalti si è aperta la partita più delicata. Si è scoperto che negli ultimi anni ad aggiudicarsi gli appalti per la ristrutturazione della Basilica (un affare da decine di milioni di euro) è stato sempre un giro ristretto di imprese romane, scelte da monsignor Francesco Gioia, vescovo pugliese che dal 2001 è al vertice della Pontifica delegazione. Si tratta di aziende vicinissime al Vaticano, e già coinvolte in varie vicende giudiziarie. Si va dalla Edil Ars di Guido Proietti, l'uomo che avrebbe pagato l'affitto dell'appartamento di via Campo Marzio all'ex ministro Giulio Tremonti (sta operando proprio in queste settimane il «consolidamento statico delle coperture delle cappelle radiali e del deambulatorio», lavoro da 800 mila euro) fino alla Csc del professor Leonardo di Paola, azienda già coinvolta e indagata nello scandalo appalti alla Sapienza. Sull'affidamento dei lavori alle aziende romane sono intervenuti i costruttori edili di Padova dell'Ance, che hanno protestato formalmente con il Vaticano (il delegato pontificio ha chiesto un incontro personale con il presidente di Ance Padova, Tiziano Nicolini). Ma non solo. Il fatto più rilevante è stato che la Segreteria di Stato del Vaticano ha convocato il rettore della Basilica, padre Enzo Poiana, per avere chiarimenti sulla gestione degli affari. Si è venuto a sapere, inoltre, che già nel 2008 il governatorato del Vaticano aveva mandato alcuni ispettori a Padova per verificare la regolarità della gestione degli appalti nella Basilica. Gli attriti tra le parti sono infatti cominciati già quando, nel 2001, al vertice della Pontificia delegazione è stato nominato monsignor Francesco Gioia, pugliese, attuale vescovo di Camerino. Gioia è un cappuccino (è nota la diversità di vedute con i francescani), è fedele di Padre Pio (in netta antitesi con la figura di Sant'Antonio), legato all'alta borghesia romana (è stato per anni il confessore di Franco Sensi, l'ex presidente della Roma). Ma non solo: monsignor Gioia è soprattutto un uomo di curia, contiguo con gruppi più legati al Vaticano. A peggiorare le cose, in questi giorni, è scoppiata una nuova grana. La Procura di Padova ha aperto un'inchiesta su un presunto abuso edilizio realizzato, all'interno di un immobile che fa parte della Basilica di Sant'Antonio, in via Orto Botanico a Padova. Ad aprire il fascicolo è stato il procuratore aggiunto Matteo Stuccilli che, sebbene non figurino indagati né sia indicato un reato specifico da perseguire, ha comunque deciso di dare seguito all'esposto presentato dal Comune di Padova il 9 ottobre scorso. Il Comune è cauto: «Si tratta di una vicenda molto, molto delicata», è la risposta ufficiale. Ma la Procura vuol capire perché un edificio che fino a qualche anno fa veniva adoperato come biblioteca e magazzino dai frati del Santo ora è stato trasformato in un piccolo residence con 5 mini-appartamenti di 35 metri quadrati ciascuno, da affittarsi al miglior offerente, con tanto di annuncio su Internet. Una scelta, quest'ultima, che sarebbe stata operata dal delegato pontificio monsignor Francesco Gioia, cioè colui che rappresenta la proprietà della Basilica: il Vaticano. Nell'esposto, il Comune di Padova si sarebbe appellato al proprio regolamento edilizio che prescrive una metratura minima non inferiore a 45 metri quadrati. Senza contare che l'immobile è pure vincolato dalla Soprintendenza per i beni architettonici del Veneto. Sul caso la deputata dei Radicali Elisabetta Zamparutti ha rivolto un'interrogazione al ministro della Cultura Lorenzo Ornaghi. «Sono stati ricavati accusa la parlamentare cinque mini-appartamenti senza concessione edilizia del Comune e senza il parere vincolante della Soprintendenza». Imbarazzato il vescovo di Padova Antonio Mattiazzo: «Non tutti sanno che la nostra diocesi non ha alcun potere e competenza sulla Basilica del Santo. E, forse, sarebbe il caso di ribadirlo pubblicamente». Come dire: questi sono questioni che vengono dalla «casa madre», il problema è a Roma. I nomi Il vescovo Francesco Gioia, vescovo emerito di Camerino, dal 2001 guida la Pontificia delegazione per Sant'Antonio Il rettore Padre Enzo Poiana è il rettore della Basilica di Sant'Antonio. I francescani non sono sempre in sintonia con il Vaticano «proprietario» della basilica (una delle 4 fuori dal territorio romano)
Padova. Un residence al posto della biblioteca. La lite sulla Basilica di Sant'Antonio
La Basilica di Sant'Antonio di Padova è una delle quattro basiliche pontificie situate fuori dal territorio romano. La gestione della basilica è affidata alla Pontificia delegazione per Sant'Antonio, che è stata guidata dal vescovo Francesco Gioia dal 2001. Tuttavia, i frati francescani conventuali che vivono all'interno della basilica hanno espresso proteste per la gestione degli appalti, che sono stati affidati a imprese romane. La Procura di Padova ha aperto un'inchiesta su un presunto abuso edilizio all'interno di un immobile che fa parte della basilica.
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