Caltagirone. Golia si prende la rivincita. Almeno per ora. Perché Davide non ha nessuna intenzione di mollare. Venti giorni fa era stato Davide - le comunità di un vasto territorio contrarie a quello che definiscono «un mostro altamente dannoso per la salute e l'ambiente» e che hanno dichiarato "guerra" agli Usa - a incassare un risultato significativo, con il sequestro, motivato dall'accusa di violazioni in materia ambientale, da parte della magistratura (il gip del tribunale di Caltagirone, Salvatore Acquilino, su richiesta della Procura), del Muos (Mobile usaer objective sistem), il sistema di comunicazioni per utenti mobili delle forze armate statunitensi, in fase realizzazione in contrada Ulmo, all'interno della riserva naturale orientata "Sughereta di Niscemi", a pochissimi chilometri dal centro nisseno, ma a breve distanza anche da numerosi altri Comuni della Sicilia sud-orientale. Adesso è Golia (il colosso Usa) ad aggiudicarsi il secondo round, con la pronuncia della Quinta sezione del tribunale della libertà di Catania, a cui si era rivolta l'avvocatura dello Stato chiedendo la restituzione dell'impianto al ministero della Difesa: i giudici del Riesame hanno annullato il decreto di sequestro, rimettendo così la palla al centro in un match che si preannuncia duro e senza esclusione di colpi. Dal movimento "No Muos" si anticipa, infatti, battaglia: «Non c'eravamo fatti illusioni, anche se avevamo accolto con grande soddisfazione il provvedimento della magistratura calatina - affermano volontari e rappresentanti delle istituzioni -. Vorrà dire che riprenderemo con ancora maggiore determinazione a farci sentire». Il procuratore della Repubblica presso il tribunale di Caltagirone, Francesco Paolo Giordano, divenuto l'"eroe" dei No Muos dopo il sequestro, non demorde: «Attendo le motivazioni della decisione del Tribunale della libertà - afferma il procuratore - per valutare la possibilità di proporre ricorso per Cassazione. Intanto le indagini continuano, con l'audizione di numerose persone informate sui fatti, dalle cui dichiarazioni potrebbero giungere elementi utili ad approfondire l'intera vicenda». La Procura, che ha nel frattempo emesso cinque informazioni di garanzia, conta infatti di acquisire elementi che potrebbero rivelarsi utili per corroborare il quadro accusatorio. Insomma, la partita resta aperta. Come si ricorderà, il sequestro preventivo dell'area (circa cinquemila metri quadrati) e degli impianti (tre manufatti di calcestruzzo su cui è prevista la collocazione di altrettante parabole; i lavori erano in corso e, secondo il progetto, la nuova stazione radio doveva iniziare nel 2014), era stato effettuato dopo oltre un anno di indagini. Il provvedimento era stato eseguito dai carabinieri e dagli agenti della polizia municipale delle sezioni di polizia giudiziaria della Procura calatina con l'ausilio dei carabinieri della compagnia di Sigonella e degli avieri del 41 Stormo di stanza nella base statunitense. Gli inquirenti contestano violazioni delle leggi sull'ambiente, in particolare dell'articolo 181 del Testo unico dei beni culturali, che sanziona l'esecuzione di lavori e opere su beni paesaggistici. Secondo l'accusa, il Muos si trova, infatti, in zona A della riserva, un'area a inedificabilità assoluta, in un sito di interesse comunitario. Il Muos è un impianto ad altissima frequenza e a banda stretta; è composto da quattro satelliti e quattro stazioni di terra, una delle quali posizionata proprio a Niscemi. Gestito dal dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, è destinato a integrare forze navali, aeree e terrestri in movimento e ha l'obiettivo di rimpiazzare l'attuale sistema satellitare. 28102012