UN ESERCITO di intellettuali, urbanisti, storici, architetti e semplici cittadini, a fine novembre, lancerà una lista di cittadinanza. Sabato hanno radunato centinaia di persone per la prima assemblea che ha presentato il manifesto che, senza troppi giri di parole, racconta "la Roma che vogliamo". Non ci stanno al valzer dei candidati, ai nomi calati dall'alto, alla lottizzazione della politica. L'appello lo hanno scritto due professori ordinari dell'università La Sapienza, Enzo Scandurra, urbanista e Piero Bevilacqua, storico. Immediata l'adesione di Alberto Asor Rosa, Franco Ferrarotti, Paolo Berdini, Giovanni Valentini, Vezio De Lucia e Francesco Erbani. Nel giro di un mese in 400 hanno condiviso le idee messe nero su bianco nell'appello, tantissimi i comitati di quartieri che hanno detto sì. Mentre si continua a dibattere sulla data delle elezioni regionali e si cercano candidati per il Campidoglio, loro buttano giù un programma. Sono più concentrati sul cosa fare, che sul chi proporre. «Abbiamo l'ambizione di far arrivare la voce alla cittadinanza, al "cittadino qualunque", quello che la città l'attraversa ogni giorno per recarsi al lavoro e conosce bene le difficoltà di questa metropoli consegnata alla speculazione dei mercati sottolinea Scandurra Noi abbiamo la presunzione di rappresentare la moltitudine di cittadini forse silenziosi, che forse non partecipano ad assemblee, ma non ancora rassegnati al loro isolamento». L'appello punta ad accogliere le voci afone deluse della città, prova a infondere speranza ai romani che le cose possono cambiare. «Vogliamo incalzare le consorterie politiche sorde al dialogo ed iniziare una battaglia culturale e politica difficilissima e dagli esiti incerti, ridare senso e dignità alle istituzioni pubbliche, fare di Roma una città che accoglie i pellegrini, riprendere in mano la sua storia illustre per sottrarla dalle mani degli immobiliaristi, faccendieri, speculatori. Ma innanzi tutto occorre convocare la cittadinanza, renderla protagonista dei propri destini». Non propongono un candidato sindaco. Sono, invece, convinti che la candidatura deve uscire da un processo collettivo, da quello che chiamano "risveglio della cittadinanza". «Per svegliarla dicono come è accaduto a Genova, a Milano o a Napoli, non basta il nome, non basta il leader, quale che sia, ma serve invece consapevolezza diffusa, serve speranza, partecipazione democratica, serve un processo nuovo». Il programma sarà pronto a fine novembre. I punti cardine? Divieto di ulteriore cementificazione della città. Divieto di incentivare il traffico privato ma migliorare il trasporto pubblico e più aree pedonali. E stop alla logica delle discariche, ma portare la differenziata a percentuali degne di una metropoli.