I ricordi della studiosa che 50 anni fa attribuì l'opera. II 13 novembre il convegno Margrit Lisner: «Nella torsione del corpo la firma del Buonarroti» Lo aveva immaginato a lungo, ancora prima di scoprirlo, se lo era figurato in ogni dettaglio ricostruendolo pezzo per pezzo grazie alle parole del Vasari, che parlava dell'esistenza di un crocifisso ligneo scolpito dal giovane Michelangelo Buonarroti per la basilica di Santo Spirito. Un Cristo dato per perduto dopo l'occupazione francese e la soppressione del convento alla fine del Settecento. Eppure Margrit Lisner, studiosa tra i massimi esperti del settore, quando se lo trovò davanti non ebbe dubbi. Era proprio lui, e non si era mai mosso dalla basilica, era solo nascosto dietro una spessa ridipintura che ne aveva snaturato i tratti originali. Mezzo secolo dopo, la comunità agostiniana ha deciso di ricordare quel momento nel convegno Il crocifisso di Santo Spirito a 50 anni dalla scoperta in programma il 13 novembre nella sala capitolare del convento, appuntamento che arriverà dopo l'ostensione del capolavoro in Battistero per «Florens» (ieri lo spostamento). Grande assente alla giornata di studi che vedrà partecipare il priore di Santo Spirito padre Antonio Baldoni, il direttore degli Uffizi Antonio Natali, il direttore del Kunsthistorisches Institut in Florenz (dove la Lisner lavorava) Alessandro Nova, lo studioso Francesco Caglioti e padre Guido Balestri testimone della riscoperta sarà proprio Margrit Lisner che a 91 anni, vive nella sua Friburgo. Il Corriere Fiorentino si è messo in contatto con lei tramite padre Giuseppe Pagano della comunità agostiniana, e la studiosa ci ha regalato le suggestioni di quel tempo. Professoressa, dove e in che stato si trovava il Crocifisso quando ha realizzato che si trattava del Buonarroti? «Era una mattina in cui avevo poca voglia di lavorare e mi sono detta: voglio andare a vedere la chiesa di Santo Spirito", stavo scrivendo un libro sui crocifissi e l'ultimo capitolo lo volevo dedicare all'opera "perduta" di Michelangelo. Quando Padre Guido mi ha lasciato vedere il Crocifisso ho notato che era sopra una parete, vicino all'ingresso della cucina e subito ho capito di trovarmi di fronte a una grande opera, era proprio come io l'avevo immaginato». Quali i dettagli che le hanno fatto capire che si trattava di "quel" Cristo? «La posizione solenne, che corrisponde a quella della Madonna della Pietà. I dettagli che facevano pensare al Buonarroti erano la postura e la torsione del corpo. A parer mio Michelangelo è stato il primo a realizzare questa torsione». Quale fu l'emozione? «E' un Gesù dal corpo sensibilissimo. L'emozione che ho provato è un segreto che tengo dentro». Cosa pensa del discusso Cristo ligneo attribuito al Buonarroti ora al Bargello? «Penso che non sia un Michelangelo. È certamente di una certa qualità, potrebbe essere del Sansovino, ma gli manca lo stile e lo spirito. Non c'è nulla di quella torsione cui accennavo prima». Cosa pensa della collocazione attuale della scultura, all'interno della sagrestia? «Penso che ci stia molto bene perché entrando si può avere la giusta concezione del valore della scultura. Ma bisogna pensare che l'autore l'ha fatto per stare in chiesa, in un determinato posto. E bisogna sempre tener presente il luogo per cui l'opera è stata realizzata».
Firenze. Margrit Lisner: Così scoprii Michelangelo nel Cristo di Santo Spirito
Il 13 novembre si terrà un convegno a Santo Spirito per ricordare la scoperta del crocifisso ligneo attribuito a Michelangelo Buonarroti 50 anni fa. La studiosa Margrit Lisner, che ha scoperto il crocifisso, racconta di averlo trovato in una chiesa di Santo Spirito a Friburgo, in Germania, dove lavorava. Era nascosto dietro una spessa ridipintura. La Lisner ha notato la postura e la torsione del corpo del Gesù, che le hanno fatto capire che si trattava del Buonarroti. Il crocifisso è stato scoperto dopo l'occupazione francese e la soppressione del convento alla fine del Settecento.
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