L'assemblea chiede al Comune di fare come a Bolzano: tetto ai non residenti che comprano casa VENEZIA - Nessuna polemica, nessuna critica alle scelte dell'amministrazione come era accaduto negli ultimi anni. Sarà anche per questo che ieri il sindaco Orsoni, di fronte alla platea dell'assemblea dei Comitati privati per la salvaguardia di Venezia, più benevola del passato, ha lanciato un appello più accorato. «Il governo è sordo ha detto Orsoni e si sta dimenticando della nostra città, vi prego di aiutarmi nel grido di dolore e appello che rivolgiamo a Roma». Nella sede dell'Unesco il sindaco ha tracciato un quadro aspro della situazione della città, «una situazione grave per la mancanza di fondi di legge speciale» e dei rapporti con il governo parlando «promesse e garanzie di Roma, mai mantenute». I Comitati internazionali sono in totale sintonia: «Il sindaco anticipa i contenuti della nostra "raccomandazione" - ha subito detto il presidente dei Comitati, Marcello del Majno oggi si rischiano perdite irreparabili per Venezia». E ha aggiunto che senza lavoro gli artigiani chiudono e senza sostegni ai restauri i palazzi decadono, un circolo vizioso, per del Majno, dagli esiti potenzialmente nefasti. «Il rischio che corriamo è che i palazzi rimangano vuoti, va riportata la residenza - ha continuato - ma residenza vera. Bisogna fare come in Svizzera o a Bolzano e Utrecht: una percentuale di case deve essere solo per i residenti, altrimenti la città muore». A margine ha spiegato meglio la richiesta dei Comitato al Comune. «A Bolzano, Utrecht e in Svizzera i non residenti non possono possedere più del 20 per cento delle case in centro storico - ha detto il presidente - può darsi che così i dimezzi il valore della casa ma almeno così costruisco un futuro per i miei figli». Il Comune ha tutto il sostegno dei Comitati nella battaglia per ottenere i fondi di legge speciale - «con l'acqua al collo, si impara a nuotare», ha scherzato del Majno sui passati screzi con l'amministrazione - perchè il lavoro di restauro e conservazione della città tramanda il sapere di restauratori, artigiani che conoscono i problemi e le debolezze della città. Il rischio, altrimenti, è quello delineato tragicamente da Orsoni: «Rischiamo che i soldi del Mose siano buttati via se dalle acque salviamo un cumulo di macerie». Ieri il sindaco nel chiedere il sostegno dei Comitati - «siete cittadini veneziani all'estero ma per l'amore per Venezia spesso siete veneziani veri» - ha lanciato anche un appello alla pacatezza nei toni quando si parla di progetti di sviluppo. «Venezia è al centro del mondo, è spesso sovraesposta da chi è mosso da intenti anche positivi nel criticare - ha detto - possiamo sbagliare ma ci vuole rispetto per l'amministrazione e la città». Alla richiesta di introdurre un numero chiuso per i non residenti, l'assessore all'Urbanistica Ezio Micelli, che ieri ha introdotto il Piano di gestione dell'Unesco per Venezia, ha rilanciato: «Confrontiamoci sugli esempi delle altre realtà». Sul tema delle grandi navi i Comitati hanno raccomandato di cercare una soluzione alternativa, la stessa che poco dopo ha detto di caldeggiare anche il presidente del Porto Paolo Costa, sottolineando però le difficoltà finanziarie. Un tema, quello dei soldi, su cui è tornato monsignor Meneguolo, delegato patriarcale per i beni culturali. «Ogni giorno ha detto ringrazio il Signore perchè il campanile di Torcello è in piedi». Il milione garantito per i restauri da Roma non è mai arrivato e dei 2 milioni del 2009 di Legge speciale trasferiti dalla Regione ne arriveranno solo 600 mila. «A Sant'Alvise abbiamo dovuto rifare l'impalcatura, in attesa dei fondi aveva ceduto - ha raccontato - e alla chiesa di San Zaccaria 15 giorni fa una scultura lignea è crollata».