Gianfranco Fini al fianco del leader di Grande Sud per la chiusura RIPETE a Fini per quattro volte che è orgoglioso di essere siciliano e lo tranquillizza, dopo le tante dicerie sul "patto della crocché", sulla possibilità di un successo elettorale. «Sono certo che qui in Sicilia ti farò un bel regalo. Siamo insieme per vincere», esordisce l'ex responsabile azzurro del 61 a 0 siciliano del 2001, Gianfranco Miccichè, candidato alla presidenza della Regione alla guida del Nuovo Polo per la Sicilia, assieme a Fli, al Partito dei siciliani e ai liberali. Una coalizione al battesimo per queste elezioni, che ieri ha radunato militanti e fan all'ex cinema Tiffany per la conclusione della campagna elettorale. «Ma quale patto per votare Crocetta... Se Miccichè avrà un solo voto in meno della coalizione vuol dire che avranno ragione gli altri, ma io avrò molti più voti della mia coalizione è la scommessa del leader di Grande Sud siamo partiti per ultimi e senza i miliardi. Alfano e Bersani, per evitarci facevano finta che noi non c'eravamo». Eccolo Gianfranco Fini, arrivato al suo fianco, alla conclusione dei tour elettorali, proprio per fugare i sospetti di inciuci degli ultimi giorni e assicurare che Fli, che ha registrato sulla scelta il dissenso interno di Fabio Granata, sta tutto con Miccichè. «Usando anch'io uno slogan, sono convinto che saranno in tanti a mettere una crocetta sul nome di Miccichè», ha detto il segretario nazionale di Fli. Gianfranco Gianfranco stanno fianco a fianco per l'inno di Mameli. «Dalla Sicilia partirà il riscatto del centrodestra», introduce il deputato di Fli Nino Lo Presti, salutando il candidato, suo compagno di liceo e di università. In platea ci sono tutti gli ex del partito poi diventato Pdl Sicilia: da Livio Marrocco ad Alessandro Aricò, per Fli, da Pippo Fallica a Giacomo Terranova a molti dei candidati all'Ars. «La nostra differenza è che siamo stati gli unici a proporre soluzioni e programmi, mentre gli altri si accapigliavano per capire chi era più mafioso dell'altro. Governare onestamente e senza mafia sono precondizioni, non i miei obiettivi». A Fini, Miccichè ha illustrato la sua proposta di legge per rivoluzione la burocrazia siciliana. «Alla Soprintendenza giacciono 15 mila richieste di autorizzazioni. Ecco perché le imprese fuggono. Per un impianto fotovoltaico occorrono 24 autorizzazioni. Ribalteremo tutto questo, si farà al contrario». L'ultima sfida di Micciché è sbarcare a Roma con il partito dei siciliani: «Non vogliamo essere una nuova Lega. Vogliamo solo difenderci». «Giuro alza la voce quando conclude che io Crocetta non lo voto proprio».