Investire nella cultura. Malgrado la spending review. Per fare di patrimonio e paesaggio i settori forti contro la crisi. Così la regione punta sulla bellezza. E i risultati arrivano. Perché, diceva Sartre, qui è come sfogliare la storia dell'arte italiana C come crisi, ma anche come cultura. Quest'ultima, infatti, sembra essere l'antidoto giusto per affrontare il difficile momento economico. Ed è la strada che ha imboccato la Regione Marche. «In un certo senso, proprio grazie alla crisi si è arrivati a fare scelte impegnative che sono state troppo a lungo rinviate, spiega Pietro Marcolini, assessore alla Cultura e Bilancio, che aggiunge: «Nel 2011 abbiamo avuto un aumento delle risorse ordinarie pari al 62 per cento sul 2009 e al 45 per cento sul 2010, passando da meno di 8 a più di 12 milioni di curo, cifra confermata per il 2012, nonostante il taglio del 20 per cento operato su tutti i settori dell'amministrazione regionale. L'idea-guida è che la cultura non sia un settore specifico, ma incorpori capacità d'innovazione, d'adattamento, di creatività e, pertanto, possa utilmente supportare le altre politiche settoriali, dal sociale allo sviluppo dell'imprenditoria e dell'economia.. Che la cultura sia un maxi-contenitore che richiama persone e fa muovere l'indotto locale è dimostrato dal successo del progetto Happy Museum che, in poco meno di quattro mesi dal suo avvio, ha portato più di 160 mila persone a visitare i musei che aderiscono al circuito, proponendo mostre, ma anche concerti, danza, teatro e laboratori. L'iniziativa, seguita con un monitoraggio costante anche tramite i social media, ha svelato che il museo più amato è La Rocca Roveresca di Senigallia, che ha registrato circa 20 mila ingressi. Mentre l'iniziativa più riuscita e stata quella del Museo Civico di Villa Colloredo Mels, a Recanati, che ha ospitato la mostra "L'ultimo Van Gogh". Le Marche piacciono agli italiani, ma ancor più agli stranieri. Il "New York Times" ha elogiato la regione paragonandola a una Toscana di vent'anni fa, una versione del Chiantishire ancora intima e raccolta, dove si respira un'aria serena. Per assaporarla si parte da Ascoli Piceno, città amata anche da Jean Paul Sartre che visitandola, disse: «Passeggiare per le sue strade è come sfogliare le pagine di un libro di storia dell'arte italiana.. In effetti, basta alzare lo sguardo per animi, lo stile romanico, il gusto rinascimentale, le decorazioni barocche. Piccoli capolavori anche quelli custoditi nel Museo deIl'Arte Ceramica, dove sono esposte maioliche del XV secolo, le produzioni delle manifatture più famose, come Paci, Matricardi, Fama e una serie di mattonelle provenienti dal convento di Sant'Angelo, dipinte dai migliori artisti castellani. Per un'esperienza slow e contemplativa si possono noleggiare le biciclette in piazza Arringo, la più antica di Ascoli, e raggiungere attraverso la pista ciclabile il rinascimentale Forte Malatesta, a forma di stella irregolare, aperto dopo un lungo restauro. Se ad Ascoli il tono chiaro del travertino domina la scena architettonica, a Macerata il colore-guida è il rosso mattone. Il suo centro storico, adagiato su un colle, conserva, infatti, un'omogeneità estetica ormai difficile da trovare. La parte più estesa è quella dello Sferisterio, l'immensa arena neoclassica, inaugurata nel 1829 come stadio per il gioco della palla con il bracciale, e oggi palcoscenico del Macerata Opera Festival. Ma per chi arriva qui, vale la pena di fare esperienze un po' inusuali, come la visita al Teatro Lauro Rossi, capolavoro barocco disegnato dal Bibiena e visitabile solo su prenotazione, e la Biblioteca Mozzi Borgetti, con la sua galleria degli Specchi, completamente affrescata. Si trova nei Iocali della sede del Collegio della Compagnia di Gesù e ha ereditato la biblioteca gesuitica, con manoscritti, incunaboli e preziose edizioni del Cinquecento. Si fa un viaggio a ritroso nel tempo anche superando l'ingresso di Palazzo Bonaccorsi, sede del Museo della Carrozza, dove sono esposte una ventina di vetture d'epoca, da quelle dell'Ottocento a quelle che somigliano alle prime automobili. L'installazione multimediale "In carrozza!" permette anche di esplorare le parti interne e scoprire i dettagli del legno curvato, del cuoio, dei metalli e tessuti lavorati. Alcune di queste preziose stoffe sono prodotte nel Museo della tela, in cui vengono ancora utilizzati telai originali dell'Ottocento. Pochi centimetri di tessuto valgono decine di ore di lavoro di operaie altamente specializzate, che si muovono con sicurezza tra centinaia di fili. Il made in Marche, che mescola il saper fare, lo spirito imprenditoriale e il genio dell'arte, va in scena anche nell'ex Convento di San Domenico di Fabriano, dove si trova il Museo della Carta e della Filigrana. E' un tempio dedicato alla scrittura, uno dei pochi luoghi al mondo dove si fabbrica la carta a mano, una testimonianza della volontà di non recidere i legami con una tradizione pluricentenaria. Gli appassionati possono seguire laboratori e assistere al ciclo della lavorazione a mano nell'antica gualchiera medioevale. Con una piacevole passeggiata si può raggiungere il Museo della Farmacia Mazzolini-Giuseppucci, un piccolo capolavoro del Neogotico italiano, con gli interni ricoperti di intagli lignei in acero ed ebano realizzati tra il 1896 e il 1899 dall'artista Adolfo Ricci. Sugli scaffali è in bella mostra una rara collezione di vasi di porcellana e contenitori da farmacia che il proprietario aveva commissionato alla Manifattura Ginori, una testimonianza dell'intera Prima Farmacopea del Regno Italiano. Questo turismo delle emozioni è stato interpretato da Eden Viaggi, operatore marchigiano che ha messo a punto itinerari slow, di una o due notti, per far conoscere le tipicità del territorio. «Abbiamo selezionato luoghi magici, naturali, insoliti", spiega Mario De Marta, direttore incoming e responsabile prodotto Italia weekend e soggiorni brevi, «proposte ricercate che portano all'Abbadia cistercense di Fiastra, al castello di Pallotta di Caldarola, al maniero della Rancia, che sono le destinazioni del pacchetto Castelli e musica. Il Dolci colli, invece, è un'occasione per conoscere profumati formaggi caprini, il vino di visciola, un tesoro da tutelare perché prodotto solo in piccole quantità, l'olio extravergine de La Marchia, conosciuto già nel Trecento come olio pregiato, tanto da essere venduto ai commercianti della Repubblica di Venezia. Modi diversi per vivere pienamente queste terre, che aspettano solo di essere conosciute.
MARCHE - Business musei
La Regione Marche ha deciso di investire nella cultura per affrontare la crisi economica. Grazie a questa scelta, la regione ha ottenuto risultati positivi, come l'aumento delle risorse ordinarie per il settore culturale del 62% nel 2011. Il progetto Happy Museum ha portato oltre 160.000 persone a visitare i musei aderenti al circuito in pochi mesi. La regione ha anche dimostrato la sua bellezza e cultura attraverso itinerari slow e turismo delle emozioni, come il pacchetto Castelli e musica. La Marche è anche nota per la sua produzione di formaggi caprini, vino di visciola e olio extravergine, che devono essere tutelati.
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