Pochi giorni fa il teatro greco di Siracusa, un luogo simbolo dell'identità culturale occidentale, è stato ridotto ad un autodromo dove far rombare per due ore e mezzo le Ferrari della gara Eco Targa Florio. Potrebbe esserci un simbolo più perfetto della sottomissione dell'arte e della natura al denaro e all'inquinamento? Forse no, e infatti la fulgida classe politica isolana si è detta entusiasta dell'evento. Il senatore di Grande Sud Roberto Centaro ha dichiarato, sobriamente, che «si è trattato di un momento storico per la città e la Sicilia». Chissà che avrebbe detto di fronte all'arrivo dei Greci, degli Arabi o dei Normanni! Non pago, ha aggiunto: «Ritengo che questa sia la maniera intelligente e corretta di promozione turistica culturale ed elitaria, a cui il territorio aretuseo è vocato». Piacerebbe davvero sapere quale sarebbe allora una maniera ignorante, scorretta, incolta e triviale di promuovere Siracusa. Forse organizzare nel teatro le cene eleganti di Arcore? Ma non è finita. Il soprintendente ai Beni culturali di Siracusa, l'architetto Orazio Micali ha a sua volta affermato che la presenza delle auto rombanti nel teatro è da considerarsi viva l'originalità! un «evento storico». Il che la dice lunga sull'agonia della tutela autonoma dei beni culturali in Sicilia: precostituzionale nella genesi, e ormai anticostituzionale nella brutale sottomissione alla politica di un patrimonio allo sfascio. Alcuni turisti stranieri hanno ripreso la scena, postandola sui social networks con commenti scandalizzati sulla brutale sottocultura degli italiani, indegni custodi di un patrimonio che appartiene a tutta l'umanità. Un sentimento perfettamente espresso dall'archeologa Flavia Zisa, che ha definito questa umiliante sceneggiata come «l'ennesimo atto di iconoclastia» di un ceto politico che «umilia il nostro passato». E, aggiungerei, distrugge il nostro futuro.