Ho sempre avuto la convinzione che i problemi riguardanti la tutela e la promozione del patrimonio culturale del Paese possono avere una positiva risposta non già accentuando la struttura ministeriale di direzione e di controllo, ma - al contrario - riducendo tale struttura, attraverso un drastico snellimento organizzativo e funzionale, a compiti molto generali di indirizzo e vigilanza; e accentuando invece al massimo l'autonomia delle strutture tecniche e scientifiche, sia quelle centrali (come l'Istituto per il restauro, per il catalogo, per la patologia del libro, o le Biblioteche nazionali e l'Archivio Centrale dello Stato) sia quelle periferiche o sia le Soprintendenze, le Biblioteche, gli Archivi, gli altri Istituti assimilati. Tutela, prevenzione, intervento di conservazione e di restauro, predisposizione di grandi servizi di fondamentale rilievo culturale come quelli bibliotecari o archivistici, richiedono infatti - prima di tutto - ricerca, conoscenza, qualificazione scientifica e professionale: non sono materie di decisione politica o di gestione burocratica e amministrativa. È ciò che del resto aveva compreso, già quasi quarant'anni fa, la Commissione parlamentare di indagine (la cosiddetta Commissione Franceschini) che era stata incaricata di proporre le linee di una riforma del settore: e che non a caso aveva escluso che si trattasse di pensare a un ministero (che tutt'al più poteva avere compiti di vigilanza) e aveva invece avanzato l'ipotesi di un'Amministrazione autonoma dei Beni Culturali, simile a ciò che allora era il Consiglio Nazionale delle Ricerche. Non mi pare che si muova per nulla in questa direzione la riforma del ministero alla quale sta lavorando Giuliano Urbani con la sua squadra. Creazione di quattro Dipartimenti di diretta dipendenza ministeriale con una dozzina di direttori generali; accentuazione della dipendenza delle Soprintendenze (sia quelle regionali sia quelle di settore) dall'apparato centrale attraverso la creazione di un organo di ricorso - in pratica di vigilanza - sulle dichiarazioni di «interesse culturale», cioè i cosiddetti vincoli; soppressione del ruolo di rappresentanza democratica del mondo culturale (docenti universitari e funzionari scientifici) che aveva avuto il vecchio Consiglio Nazionale per i Beni Culturali creato nel 1975: sono linee che - se confermate - vanno nella direzione di un ulteriore avvitamento centralistico della struttura del ministero. Tanto più che il tutto avverrebbe in regime di spoils system ossia di nomina politica a incarichi (si pensi a ciò che già è accaduto per l'Archivio Centrale dello Stato) ai quali si dovrebbe accedere unicamente sulla base di criteri di qualificazione e di competenza scientifica. La verità è che una netta distinzione dovrebbe esserci, in tutta l'amministrazione pubblica, fra ciò che è materia di decisione politica (gli indirizzi di governo) e il buon funzionamento dell'amministrazione, che dovrebbe obbedire - è un principio costituzionale - a regole di imparzialità. Ma nel caso della cultura, della scienza, della ricerca, la separazione dovrebbe essere ancora più rigida: sono settori che non debbono essere governati dall'esterno, ma organizzarsi secondo le regole interne della libertà di ricerca, dell'autonomia culturale, della qualità scientifica. Ma forse è troppo pretendere questo da Giuliano Urbani o Letizia Moratti. Oppure da Silvio Berlusconi.
Il Commento - Lo spoils System della cultura
Il testo esprime la convinzione che la tutela e la promozione del patrimonio culturale del Paese possano essere migliorate riducendo la struttura ministeriale di direzione e controllo e aumentando l'autonomia delle strutture tecniche e scientifiche. Il testo sostiene che la ricerca, la conoscenza e la qualificazione scientifica sono fondamentali per la tutela e la promozione del patrimonio culturale e che non sono materie di decisione politica o di gestione burocratica. Il testo critica la riforma del ministero alla quale sta lavorando Giuliano Urbani, che prevede la creazione di quattro dipartimenti di diretta dipendenza ministeriale e l'accentuazione della dipendenza delle Soprintendenze dall'apparato centrale.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo