I cimiteri tardoantichi dell'altopiano evidenziano il sistema territoriale che solcava i Monti Iblei Complesso il reticolo viario che collegava i poli urbani alla costa I cimiteri ipogeici tardoantichi dell'altopiano ragusano costituiscono la sola evidenza di un sistema territoriale contraddistinto da una trama di piccoli abitati rurali, dislocati lungo percorsi di fondovalle e antiche vie di traffico che solcavano i Monti Iblei in un complesso reticolo viario a ridosso delle vie di comunicazione che mettevano in collegamento i grandi poli urbani della costa. Solamente in pochi casi le indagini archeologiche hanno potuto rivelare l'esistenza di isolate fattorie, le villae, o di piccoli insediamenti rurali, i vici. Questo si traduce in una diffusa carenza di appigli stratigrafici che rende difficile allo stato attuale un inquadramento cronologico più puntuale. Ciò nonostante, il rinnovato interesse per le evidenze sepolcrali "scolpite" nella roccia ha contribuito a gettare luce non solo sulle dinamiche di insediamento ma anche, seppur in modo indiretto, sull'organizzazione delle piccole comunità rurali iblee dell'età tardoantica. Elemento caratterizzante del paesaggio montano ibleo è un vasto plateau calcareo segnato dalle cosiddette "cave", incisioni vallive dalle ripide pareti rocciose. Le piattaforme pianeggianti rappresentavano i luoghi dell'insediamento e delle attività produttive; i pendii, invece, erano frequentemente attraversati da reticoli di "trazzere", tratturi e mulattiere lungo le quali, non di rado, si aprivano piccole camere sepolcrali familiari o, in qualche caso, catacombe destinate a un'intera comunità. La Cava San Leonardo è una profonda vallata che lambisce a N-E l'odierno abitato di Ragusa. Essa prende il nome dall'omonimo torrente che sgorga nella vicina contrada di Nunziata Vecchia e confluisce nel fiume Irminio, in prossimità di Ragusa Ibla. È probabile che in antico, lungo l'alveo del torrente San Leonardo, si dipanasse un'antica tratta viaria che raccordava la viabilità N-S, che si impostava lungo il corso dell'Irminio, con la via di comunicazione E-O in direzione del bassopiano. Nei pressi delle sorgenti del San Leonardo, dove si registra un piccolo gruppo di ipogei e cimiteri a fosse sub-divo, si trovano i ruderi di una piccola chiesa che la tradizione vuole dedicata a San Lio ma che forse andrebbe identificata con quella di Maria SS. dell'Annunziata, nota alle fonti documentarie del XIV secolo. Da qui il nome della contrada, Nunziata Vecchia (1). I piccoli cimiteri ipogeici che si osservano sul versante opposto a quello su cui sorge la chiesa presentano genericamente un corridoio centrale allineato all'ingresso per una lunghezza inferiore ai 10 metri e una larghezza di circa 4 metri. Lungo le pareti si svolgono loculi impilati con cornice d'imposta per la lastra di chiusura o degli arcosoli, mentre sul pavimento si contano diverse fosse terragne. In qualche caso gli ipogei sfruttano escavazioni preesistenti, anche di epoca preistorica. La tipologia dei loculi "a pila" visibili sulle pareti di questi gruppi cimiteriali ipogeici ripete uno schema che, sulla base di confronti con i vicini cimiteri siracusani, può essere datato ai primi decenni del IV secolo. Poco distante si trova la cava Celone (2), da lungo tempo nota alla letteratura archeologica per la presenza di una catacomba databile al IV-V sec. d. C. secondo G. Agnello. L'accesso alla grande catacomba avviene tramite una porta con sagoma architravata che immette in una grande camera di forma ellissoidale 25102012