Appetibile. "Improvvisamente è diventato appetibile, quasi centrale. Strano, no...". Ironico, sarcastico, con venature di malinconia, l'ex presidente del Maxxi, Pio Baldi, offre la sua lettura riguardo alla nuova ondata di celebrità per la struttura museale romana dopo la nomina di Giovanna Melandri. È stupito per l'arrivo di un politico? Non ci avevo pensato, immaginavo più una figura legata al mondo economico, magari un banchiere, o un grosso industriale. Insomma, chi poteva garantire finanziamenti importanti. Perché? Il Maxxi deve cercare investitori, stipulare accordi, sponsorizzazioni. Emanciparsi dai soldi pubblici. Ma qual è il vantaggio nel diventare presidente? Dà un grandissimo potere di comunicazione. In un articolo del 2010 il New York Times ha scritto: cari cittadini americani, se andate a Roma, non mancate di visitarlo. Quindi relazioni internazionali. Eccome! Con tutti i grandi poli museali del mondo. Ma voglio togliermi un sassolino. Quanto grande? Abbastanza. Vede, tutto quello che abbiamo costruito in questi anni sembra scomparso dai comunicati o dalle dichiarazioni. Come se il museo fosse stato portato e consegnato dagli angeli. Lei è stato costretto alle dimissioni nel maggio di quest'anno per una sofferenza economica della struttura. Il bilancio consultivo del 2011 era in attivo di oltre un milione e 600 mila euro, i numeri sono on line, forse si sono dimenticati di toglierlo. Quello preventivo del 2012 non l'ho firmato. In conferenza stampa hanno parlato di risanamento. Chi lo dice è disonesto intellettualmente. Ma lei sa come lo hanno ottenuto? Ce lo dica lei... Con un milione di euro del ministero e altri quattrocentomila dalla controllata dello stesso Mibac. A breve gireranno molti milioni attorno al Maxxi. Si riferisce alla costruzione di quello che probabilmente sarà il Palazzo Fendi? Proprio quello. Sì, parliamo di 25 milioni per l'edificazione e altrettanti per occupare l'area. Il presidente avrà il potere di valutare le offerte? Tutto secondo la legge degli appalti pubblici, con concorso. Soldi privati in bene pubblico. Questa formula l'ho pensata io per emancipare la cultura dal solo intervento dello Stato. Ma attenzione: un museo pubblico deve mantenere la sua indipendenza. Se le entrate sono troppo vincolate all'intervento di esterni, saranno quest'ultimi a dettare la linea. E questo soprattutto quando parliamo di una struttura dedicata all'arte contemporanea, dove la creatività deve stare al primo posto. Torniamo all'assegno da un milione e quattrocento staccato dal Mibac per il Maxxi. Non potevano farlo con lei dentro? Evidentemente il ministero aveva deciso che era giunto il momento di gestire in prima persona una struttura che iniziava a dare grosse soddisfazioni. Però vorrei specificare una cosa. Prego. Come già detto, il Maxxi non è spuntato all'improvviso: da Veltroni ministro della Cultura in poi c'è stato un lavoro di anni nel quale ognuno ha dato il suo contributo, in maniera attiva. Tra questi non dimentichiamo i funzionari. Anche la Melandri è stata così attiva quando era responsabile del Mibac? Certo. E comunque a lei voglio porgere i miei auguri. Il Maxxi è nel mio cuore.