Sarà presentato entro due settimane nella Commissione Attività Produttive del Senato - dove è approdato il decreto sull'agenda digitale - l'emendamento anti-"scippo" dell'Arsenale. Un testo che restituisca la piena proprietà dell'Arsenale Nord al Comune di Venezia - come era previsto nel precedente decreto sulla spending review approvato dal Governo - cassando il comma contenuto in quello sull'innovazione che invece, di fatto, glielo ritoglie, ma che consenta al Magistrato alle Acque e al Consorzio Venezia Nuova di mantenere in concessione l'usa dell'area per le lavorazioni legate al Mose. Il concessionario diventerebbe però il Comune - attraverso Arsenale spa, la società mista con il Demanio di cui Ca' Farsetti, ora al 49 per cento, acquisirebbe la maggioranza - e a esso verranno pagati i relativi canoni, sempre che l'emendamento - che sarà presentato dal senatore Filippo Bubbico del Partito Democratico - effettivamente passi, ma ci sono i numeri perché questo accada, soprattutto se diventerà bipartisan - appoggiato anche da altre forze politiche come la Lega e l'Udc che in prima battuta che si sono già espresse per la restituzione dell'Arsenale alla città - come chiede anche l'appello lanciato in questi giorni dalla «Nuova Venezia» attraverso il suo sito Internet.«Per la restituzione dell'Arsenale al Comune, ho fiducia nell'azione del Parlamento», ha ribadito anche ieri il sindaco Giorgio Orsoni, che intanto però tiene bene aperto un altro canale di trattativa con il Governo e in particolare con il ministro delle Infrastrutture Corrado Passera, perché sia direttamente lo stesso Esecutivo a proporre in aula un emendamento al decreto che restituisca l'Arsenale alla città salvaguardando nello stesso tempo i lavori in corso di Magistrato alle Acque e Consorzio Venezia Nuova per il Mose. L'obiettivo è il medesimo, ma si cerca di arrivare a un compromesso che "rassicuri" anche Magistrato alle Acque e Consorzio, o che perlomeno venga comunque subito. Il nervo scoperto è la durata della concessione al Consorzio Venezia Nuova sulle aree - il 2026 - che supera di circa un decennio l'ultima data annunciata per la fine dei lavori del Mose. Dopo di essa, il Magistrato alle Acque dovrebbe bandire una gara pubblica internazionale per l'affidamento dei lavori di manutenzione, che potrebbe in teoria vedere un'altro vincitore, con un Consorzio però, teoricamente detentore delle aree ancora per dieci anni. Un problema che si vorrebbe evidentemente risolvere senza un padrone di casa teoricamente "scomodo" come il Comune. Tra l'altro, la formulazione attuale del comma-Arsenale legato al decreto sull'agenda digitale, lascia la possibilità teorica che il Consorzio Venezia Nuova possa occupare anche ulteriori aree dell'Arsenale Nord, rispetto a quelle attuali, se ritenute funzionali ai lavori e una delle critiche mosse del Comune è che già ora il concessionario unico per le opere di salvaguardia in laguna finanziate dallo Stato occupi una parte di spazi che di fatto non utilizza «Sarebbe meglio, prima di qualsiasi lotta e tensione all'interno della nostra città - ha dichiarato la consigliera comunale del Pdl Marta Locatelli -che Arsenale Venezia Spa presenti in Consiglio Comunale il master plan, il piano economico finanziario e lo studio di fattibiltà del progetto Arsenale, al fine che il Consiglio Comunale e i cittadini possano confermare che questo progetto sia innanzi tutto di interesse strategico per la città, ma soprattutto sostenibile da un punto di vista economico finanziario, ovvero delle risorse a disposizione». L'assemblea dei comitati a favore per l'Arsenale - riunitasi nei giorni scorsi nella Tesa 105 - ha chiesto anche una riunione del Comune con tutti i parlamentari veneziani.