E' forse il pezzo più pregiato in assoluto della collezione di immobili (patrimonio complessivo di oltre 300 milioni di euro) che Bankidtalia vuole vendere. A testimonianza del valore elevatissimo (per alcuni quasi inestimabile) di palazzo Antonini, unico esempio di edificio palladiano fuori dal Veneto, c'è la bella foto della residenza di via Gemona che campeggia sulla home page del sito Internet di Colliers ed Exitone, l'advisor, raggruppamento temporaneo di imprese, incaricato dalla Banca d'Italia di piazzare gli stabili. Il portafoglio comprende ex filiali e alcune pertinenze a uso residenziale distribuite su tutto il territorio nazionale. A Udine, oltre a palazzo Antonini (7 mila metri quadrati, compreso il grande parco con alberi secolari e piante rarissime), sono sul mercato le cosiddette casette dei poveri di via Portanuova, per le quali è già stato fissato un prezzo a base d'asta di circa 4 milioni di euro, e una palazzina di via Cairoli, dove si trovavano gli appartamenti in uso ai dipendenti di Bankidtalia che lavoravano a Udine. Tra gli asset di Colliers ed Exitone figurano alcuni immobili di pregio ubicati nelle principali città italiane. La gara prevede un contratto di tre anni, prorogabile di altri due, durante i quali i venditori avranno il compito di promuovere il patrimonio. Nell'operazione sarà coinvolto un comitato internazionale composto, tra gli altri, da investitori a Londra, Parigi, Madrid, Amsterdam e Francoforte. Insomma un affare che potrebbe avere riflessi fuori dai confini italiani, ma che per ora non si sblocca. Infatti è proprio la tempistica il nodo fondamentale. Se per le casette di via Portanuova è stato già fissato un prezzo e in contemporanea avviate le procedure per l'asta, per palazzo Antonini tutto tace. La situazione, a quasi 3 anni dalla chiusura della sede udinese di Bankitalia, preoccupa chi ha a cuore le sorti del gioiello palla-diano. Italia Nostra è da tempo in prima linea nel sollecitare una rapida cessione del bene. «Altrimenti rischiamo il degrado di uno degli edifici più prestigiosi di Udine», ribadisce Diana Barillari. Eppure non sarà per niente facile trovare un compratore. La Regione? Il costo, pari a decine di milioni di euro, non è per le tasche di un qualsiasi ente pubblico, in tempi nei quali il presidente Tondo deve fare i conti con i severissimi tagli del governo Monti. La Provincia, che addirittura potrebbe essere cancellata dalla geografia della politica, è fuorigioco. Per il Comune sarebbe una spesa insostenibile. E allora? Ci sarebbe la strada di una una joint-venture pubblico-privato. Se ne è parlato, nel recente passato, ma chi dovrebbe farne parte? Se la Regione si chiama fuori, anche fondazioni, banche, grandi industrie presenti sul territorio avrebbero le loro difficoltà a organizzare una cordata capace di mettere uno sull'altro i milioni necessari. Restano i privati, come ha suggerito a suo tempo, presentando una proposta di legge regionale, il consigliere del Gruppo misto Roberto Asquini. «Meglio se gli edifici storici di pregio vengono gestiti e acquistati da privati, così da evitare spreco di denaro pubblico», dice Asquini. Certo che per palazzo Antonini bisognerebbe trovare un acquirente comunque all'altezza. E' la preoccupazione di palazzo D'Aronco che teme che l'opera palladiana, piena zeppa di saloni con quadri, affreschi e libri, possa finire «in mani poco sensibili alle bellezze artistiche». E allora quale destino toccherà all'edificio ex Bankitalia? Ci metteranno gli occhi un emiro, un magnate russo del petrolio, un fondo di investimento americano o britannico? Supposizioni, almeno finchè non sarà fissato il prezzo a base d'asta. Già nel 1899 fu salvato una prima volta dal degrado dall'udinese Bonaldo Stringher, primo presidente della Banca d'Italia, adesso magari la storia si ripeterà. Udine ne avrebbe tutto da guadagnare.
UDINE - Gioiello palladiano a rischio abbandono
Riassunto in 200 parole:
La Banca d'Italia sta vendendo il suo patrimonio immobiliare, che comprende oltre 300 milioni di euro. Tra gli immobili più preziosi c'è palazzo Antonini, un edificio palladiano fuori dal Veneto, che potrebbe essere venduto per decine di milioni di euro. La gara prevede un contratto di tre anni, prorogabile di altri due, durante i quali i venditori dovranno promuovere il patrimonio. Il comitato internazionale coinvolgerà investitori di diverse nazionalità. Tuttavia, la tempistica è il nodo fondamentale, poiché la Regione e la Provincia di Udine hanno difficoltà a finanziare l'acquisto.
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