Quando il talento rischia di perdersi. Quando la politica si restringe e non c'è più differenza fra ciò che dovrebbe essere ritenuto intollerabile e quanto invece ha un suo effettivo valore e significato, allora tutto si avvita, si avvolge intorno a un qualcosa che va a formare una nebbia fra noi e la realtà, anzi, fra noi e la verità. Così perdiamo il nostro senso di marcia, andiamo indietro invece che avanti. Anni fa di fronte a quell'incrocio fra un vaso di fiori in vendita nelle bancarelle intorno ai cimiteri e un torsolo non commestibile, ci saremmo annoiati se non divertiti per la sfrontatezza, meglio, per "l'acuminatezza di una caricatura" inventata per censire il numero di gonzi in circolazione. E si è visto che i creduloni non mancano ai piedi della cosiddetta Torre Cardin. Ma il restringimento della politica, il suo avvitamento, porta con se non pochi guai. Per esempio quello che spinge un intellettuale a ritenersi esonerato da un impegno non obliquo, da un ragionamento tutto di sbieco, in breve da quando può ridurlo ad essere "una torre pendente". E per non essere una torre pendente bisogna sempre tentare di rendere comprensibile ciò che a volte è addirittura illeggibile, peggio, informe, quindi minacciosamente oppressivo, che è quanto accadrebbe se il Coso Cardin venisse realizzato, facendoci smarrire il senso di Venezia e della Laguna. Di qui la mia impossibilità di "voltare pagina", dopo aver ascoltato le seguenti parole di Luca Massimo Barbero: "Non voglio dare nessun giudizio sulla qualità del progetto, ma in una situazione di questo tipo Venezia dovrà decidere cosa fare rispetto alla contemporaneità". Dunque nuovamente c'è chi dice "non mi interessa la qualità del progetto", e si metta pure da parte l'estetica. Ricordiamo bene il Caccia-ri che disse: "E' orribile, ma a caval donato " Per la verità, l'oltraggio alla decenza consiste proprio in un progetto per Porto Marghera senza qualità e pertanto portatore di una inimitabile incoerenza ambientale e paesaggistica, di una sordidezza culturale che esprime soltanto intenzioni speculative. Luca Massimo Barbero è storico dell'arte contemporanea tra i più conosciuti e apprezzati in Europa. E uno straordinario curatore di mostre indimenticabili (vedi Guggenheim di Venezia), ma se il suo talento ha dimostrato di perdersi per un momento dalle parti del Coso Cardin, questo accade perché la nebbia della cattiva politica e la stanchezza causata da stagioni culturali sonnolente, prossime al decesso, hanno fino ad ora negato a Barbero ciò che si meriterebbe, col dare grande impulso alle sue idee di contemporaneità. Così dalla Biennale di Venezia al Maxxi di Roma, dalle Fondazioni di questa o di quella città a Musei chiamati finalmente a svelarci qualcosa di nuovo e di diverso e non la caricatura del nulla, come purtroppo si è costretti a subire ripetutamente.
VENEZIA - Torre Cardin, un progetto senza qualità e di un'inimitabile incoerenza paesaggistica
Il testo discute il restringimento della politica e il suo effetto sulla società. Il politico Luca Massimo Barbero afferma che Venezia dovrà decidere cosa fare rispetto alla contemporaneità, senza giudicare la qualità del progetto. Il testo critica il progetto del Coso Cardin, che considera incoerente e sordida, e afferma che il talento di Barbero sta perdendo il suo senso di marcia a causa della stanchezza causata da stagioni culturali sonnolente. Il testo conclude che il restringimento della politica porta a perdere il senso di Venezia e della Laguna.
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