E' uno straordinario monumento della memoria cittadina che torna a vivere. Dopo un complesso intervento è stata appena completata la seconda tranche dei restauri del seicentesco convento di S. Antonio di Padova, che il popolo ha sempre chiamato S. Antonino. L'inaugurazione il prossimo 15 dicembre. La destinazione d'uso sarà quella di un polo linguistico dell'Università, con aule didattiche e laboratori. L'Ateneo palermitano acquisì la struttura nel 2004. E' stato recuperato il "blocco Smiriglio", che si trova nella parte più antica del complesso, precisamente nella chiesa adiacente. Molto soddisfatto appare il rettore dell'Università Roberto Lagalla: "Con S. Antonino offriremo nuovi spazi e nuove strutture ai nostri studenti". Le opere di restauro hanno consentito di portare alla luce aspetti dell'edificio sino ad oggi poco conosciuti, così come è accaduto con S. Anna alla Misericordia. Gli interventi sono stati effettuati d'intesa con la Soprintendenza di Palermo, dato che l'ex convento è sottoposto a vincoli di tutela. Palermo, come tutte le città di antica fondazione, ha un passato complesso e variegato. Conventi e Chiese ben si collocano nell'ottica di riattribuire il giusto senso ad episodi architettonici ed eventi storici secolari. L'ex convento e la chiesa di S. Antonino furono costruiti dai Frati Minori negli anni 1630-32, a pochi passi dalla Porta Vicari, a ridosso delle mura che costeggiavano Palazzo Cutò. Il convento doveva servire come infermeria. La direzione dei lavori fu affidata a frà Ludovico da Castrogiovanni, molto esperto nella costruzione di conventi e stimato presso il popolo. S. Antonino è un complesso architettonico dall'imponente solennità con all'esterno un grande cortile quadrato circondato da un porticato con alte colonne in pietra Billiemi e all'interno saloni con volte a botte e a crociera. La struttura si estendeva attorno a due chiostri e conteneva l'Oratorio di Nostra Signora del Presepe decorato nel 1642. Dopo il 1866, l'edificio fu utilizzato come caserma ed è stato in seguito soggetto a diverse trasformazioni. Un angolo molto interessante è l'ambiente un tempo dedicato alla fabbricazione del pane, reperto di archeologia industriale la cui perla è il gigantesco mulino in legno massiccio. Scrive Adriana Chirco nel volume "Palermo. La città ritrovata": "La chiesa ha semplice prospetto intelaiato da fasce; l'interno è ad aula di ampie proporzioni con tre profonde cappelle e tre passaggi per ogni lato; il coro all'ingresso è sostenuto da due colonne. Il sottocoro fu dipinto da Giuseppe Velasquez, autore anche dei quadroni della navata. I due quadroni con le Storie del Santo nel presbiterio sono stati eseguiti da Guglielmo Borremans intorno al 1718. La decorazione a stucco è stata elaborata tra la fine del XVII ed il XVIII secolo. Nel 1860 fu data, all'involucro interno, una nuova decorazione a riquadri". Nel terzo altare di sinistra, in marmi mischi con prezioso paliotto policromo, c'è una statua della Madonna di Trapani, datata 1654, e scolpita da Gaspare Guercio. Vi si trova anche un crocifisso di Frate Umile da Petralia, probabilmente l'ultimo dei suoi 33 scolpiti per le varie chiese e i conventi del suo ordine. Ed è a S. Antonino che il frate fu sepolto. 25102012