L'allarme dei geografi della Statale: se lo scioglimento continua con questo ritmo, tra 50 anni saranno scomparsi In cinque anni, tra il 2007 e il 2011, i ghiacciai della Lombardia hanno perso 650 milioni di metri cubi d'acqua, una cifra enorme (più dell'intero Lago Trasimeno), molto al di sopra delle previsioni. Ancora non si può dire di quanto si sia ridotta la loro superficie totale perché le cartografie devono essere aggiornate, ma tra il 1990 e il 2007 ultima revisione delle carte si è passati da 119 chilometri quadrati di ghiaccio a 90,4, un quarto in meno. E il 2012 rischia di essere il peggiore anno di sempre: i primi dati (ancora parziali) raccontano un aumento delle temperature tale da superare la fusione del 2003, annus horribilis dell'ultimo secolo. Non si può sapere quale sarà l'andamento futuro, ma gli esperti non sono ottimisti: il riscaldamento della terra porta con sé la deglaciazione e, nonostante i continui allarmi lanciati da scienziati e alpinisti, «le istituzioni non fanno nulla , commenta Luca Bonardi, geografo della Statale, uno dei sei curatori del libro Ghiacciai della Lombardia appena pubblicato da Hoepli . Le conseguenze più gravi saranno sul sistema agricolo e sulla produzione di energia delle centrali idroelettriche, ma danni seri ricadranno anche sul sistema turistico: il paesaggio alpino non sarà più lo stesso. Le Alpi senza ghiacciai diventeranno come gli Appennini». Un patrimonio in via di estinzione. La previsione degli esperti è che a questa velocità entro il 2050, massimo 2060, i ghiacciai lombardi non ci saranno più. Eppure su quelle montagne, a curare a una a una le 203 distese di ghiaccio, ci sono solo operatori volontari e studiosi che ogni estate si arrampicano con ramponi e piccozze per controllare il livello del ghiaccio. Il Forni, il secondo più grande d'Italia dopo l'Adamello, un tempo partiva là dove fu costruito un albergo. Oggi, chi alloggia all'hotel, per vederlo deve percorrere a piedi più di un chilometro. Solo nell'ultimo anno lo spessore della sua parte più bassa è diminuita di 6 metri, 60 in 15 anni. E non è il solo. Stessa sorte è capitata agli altri che, nonostante i tentativi di cura alcuni vengono parzialmente coperti con tessuti speciali per rallentarne lo scioglimento vanno di anno in anno rimpicciolendo, con gravi conseguenze non solo sull'ecosistema, ma anche sul paesaggio. Cambia il panorama, variano i sentieri. Le guide alpinistiche di dieci anni fa non sono più affidabili, spesso la fusione del ghiaccio rende pericolosi alcuni passaggi. E così, muoversi fra le montagne risulta sempre più rischioso, tanto che le escursioni si sono ridotte moltissimo e a scalare restano quasi solo gli alpinisti esperti. Nato dall'esigenza di aggiornare le informazioni di vent'anni fa, il libro, a cura del Servizio glaciologico lombardo (oltre a Bonardi, Enrico Rovelli, Riccardo Scotti, Andrea Toffaletti, Massimo Urso e Fabio Villa) è il frutto del lavoro di 35 ricercatori che per due anni, e grazie all'aiuto di 300 volontari, hanno fotografato «il cambiamento epocale del paesaggio glaciale»: più di 300 pagine di grafici, tabelle, storie e immagini per raccontare un patrimonio minacciato «dagli impetuosi mutamenti del clima». Una situazione che in pochi conoscono al di fuori degli appassionati di montagna, «e che purtroppo interessa ancora troppo poco alle amministrazioni» continua Bonardi. Per avere un'idea della grande ritirata del ghiaccio, oggi alle 18 viene inaugurata alla libreria Hoepli (via Hoepli 5) la mostra che raccoglie alcune delle tante fotografie pubblicate nel libro: immagini dei più importanti ghiacciai ieri e oggi, in un confronto che lascia senza parole. Il libro propone anche diversi itinerari, sia per alpinisti esperti che per appassionati, con anche il livello di difficoltà.