NON era scappato all' estero, non ancora, almeno. Luigi Germani, il funzionario della Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici del Lazio, scappato con cinque milioni e mezzo del ministero, è stato arrestato a Milano dai carabinieri del comando tutela del patrimonio artistico. L' uomo, ricercato dall' inizio dell' estate, quando aveva dato le dimissioni con un telegramma ed era sparito col malloppo, è stato bloccato su un furgone preso a noleggio con un documento falso che ha mostrato anche ai militari senza riuscire a gabbarli. Assieme a lui è stato arrestato Leonardo Vassallo, 70 anni, amministratore unico di una delle società fasulle servite all' ex dipendente del ministero per trasferire il denaro che, a poco a poco, aveva sottratto alle casse. I due avevano circa 2500 euro in banconote svizzere e, secondo chi indaga, stavano per emigrare. Le accuse sono di associazione per delinquere, peculato, truffa aggravata e continuata in danno dello stato, falso ideologico e i carabinieri sono convinti che i fermati avessero altri complici, ancora da identificare. Una storia grottesca, in pieno stile "prendi i soldi e scappa" venuta alla luce dopo una denuncia del dipartimento laziale dei beni culturali. Luigi Germani, anno dopo anno, aveva raggranellato un patrimonio approfittando del suo ruolo di responsabile di appaltie finanziamenti. Falsi contratti per risucchiare grosse somme che finivano su conti correnti intestati alle società fantasma. La cosa più strabiliante è la semplicità dell' imbroglio e il fatto che il funzionario sia riuscito a gabbare anche il "Sicoge" il sistema di controllo informatico, in vigore da 9 anni, che ha automatizzato la gestione finanziaria di tutti gli uffici pubblici, con procedure standard e controlli rigorosi su pagamenti, assegni, ordini di accredito e decreti di assegnazione fondi. La notizia venne alla luce a giugno e il ministero si chiuse in un silenzio carico di imbarazzo, precisando solo di essere parte lesa nella vicenda. Quanto a Germani, quando capì di essere finito nel mirino, il funzionario si eclissò lasciandosi alle spalle un buco di cinque milioni e mezzo e una fidanzata sconvolta, che lavorava nel suo stesso ufficio e pensò addirittura di rivolgersi a "Chi l' ha visto?" per rintracciare il suo compagno. L' uomo dette le dimissioni con un telegramma e scomparve. L' indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Alberto Caperta, scomparso di recente e dal pm Attilio Pisani, si è successivamente spostata a Milano dove l' uomo aveva aperto un conto corrente e dove, probabilmente, si trovava la sua base operativa. Gli investigatori temevano che il truffatore avesse già riparato all' estero ma l' uomo, evidentemente, si sentiva al sicuro dietro la sua identità fasulla. Adesso il problema è quello di recuperare i soldi.