Guerra degli affitti in via XX settembre. A turbare i sonni di Siniscalco arrivano sedici ricorsi che minano la manovra economica per il 2005. Entro la settimana arriveranno al Tar di Roma le carte con le quali i Consigli di indirizzo e vigilanza di Inps, Inpdap e Inail, chiedono di bloccare la fetta più consistente dell'ultima finanziaria: il «sale and lease back» degli immobili strumentali degli enti, ultima creatura (postuma) tremontiana alla quale Siniscalco ha affidato il compito di portare a casa 3 miliardi e 300 milioni di euro. A stare al dettato della Finanziaria, gli enti previdenziali pubblici, dopo aver venduto tutto il patrimonio immobiliare con le cartolarizzazioni, dovrebbero ora mettere in vendita anche le sedi di lavoro. Il sale and lease back, molto praticato dalle aziende in difficoltà per riaggiustare i bilanci, prevede che l'ente resti negli stessi immobili come inquilino. Già la cosa in sé non piaceva molto agli enti, che con un tratto di penna si vedevano espropriati del residuo patrimonio immobiliare: 43 immobili per l'Inps (per un valore di 668 milioni di euro), 22 per l'Inail (241 milioni) e 8 per l'Inpdap (120 milioni). Quando poi sono arrivati i dettagli dell'operazione, la cosa è sembrata ancor più pericolosa. «Può mettere a rischio la tenuta economica e patrimoniale degli istituti», denunciano i presidenti dei tre Civ, Franco Lotito (Inps), Guido Abbadessa (Inpdap) e Giovanni Guerisoli (Inail), che parlano di «incostituzionalità» del provvedimento. Il rischio per la tenuta dei conti degli istituti sta nel depauperamento del patrimonio e nel calcolo salatissimo degli affitti. Gli enti infatti avrebbero dagli acquirenti un contratto di affitto di 9 anni (rinnovabile per altri 9): hanno dunque la garanzia di poter mantenere le sedi nell'immobile, ma la dovranno pagare cara. Da un lato infatti il governo mette in vendita gli immobili a un prezzo medio di 1.780 euro al metro quadro (una cifra molto al di sotto del valore di mercato), dall'altro prevede per gli acquirenti rendimenti pari al 7,81 del valore degli immobili, laddove sul mercato mediamente i fitti sono al 3-4 del valore. Il solo Inps - ha detto Lotito - dovrebbe sborsare 52 milioni di euro all'anno. Di qui la rivolta di lavoratori e amministratori degli enti, che preannunciano sedici ricorsi. Al di là dell'esito dei ricorsi, un'altra spada di Damocle pende sulla manovra: i particolari dell'operazione sembrano assai poco in linea con i parametri dell'Eurostat, che richiede l'osservanza stretta delle regole di mercato per poter classificare l'intera operazione come una manovra che riduce il disavanzo pubblico. Qualora così con fosse, infatti, l'Eurostat imporrebbe di contabilizzare l'operazione sotto la voce «indebitamento»: come una forma di ricorso al credito delle banche coperto da una garanzia reale, con gli affitti che in realtà sarebbero forme di rimborso del debito mascherate. E in quel caso, il governo potrebbe dire definitivamente addio al rispetto del tetto del 3 al rapporto deficit-Pil.