La «guerra» sul Lazzaretto è appena iniziata. Dopo che l'Amministrazione comunale ha reso pubblica la volontà di vendere l'immobile ai privati inserendolo tra gli edifici oggetti di possibile alienazione, in pochi giorni è nato un Comitato spontaneo «Lazzaretto nostro» che ha avviato una battaglia per contrastare l'intenzione del sindaco Damiano di cedere il bene a privati. Il Comitato ha inviato alla soprintendente ai Beni culturali una dettagliata scheda di rilevazione dell'immobile, redatta da professionisti, dalla quale di evince la «notevole rilevanza paesaggistica e storica del bene pubblico». L'intenzione del Comitato, che ha raccolto circa duemila adesioni, è quella di far esprimere un parere alla Sovrintendenza sulla legittimità dell'inserimento dell'ex Lazzaretto tra i beni pubblici alienabili. Ma è l'architetto Vito Maria Mancuso ad entrare nel merito e spiegare meglio su cosa fondano le ragioni del Comitato. «Che gli enti locali, ai nostri giorni, abbiano la necessità di fare "cassa" lo sanno tutti - dice - ma quello che ha allarmato e spontaneamente organizzato, prima su facebook e poi con la raccolta di firme, è l'inserimento del Lazzaretto nella lista dei beni alienabili con la "variazione di destinazione d'uso" da attrezzatura culturale pubblica, secondo il piano regolatore generale, a struttura alberghiera o zona per attività e servizi complementari al turismo da parte di privati». L'architetto, e così i componenti del Comitato, contestano che non vi sia stato, prima, un dibattito con le associazioni per la valorizzazione del patrimonio culturale, le categorie e i cittadini. «Per fortuna - sottolinea ancora - a Trapani sono presenti il Fai, Italia Nostra, Amici della Terra, Ar' rais, l'Istituto di Storia Patria» intenzionati a far emergere di tutela del bene storico e paesaggistico evitando così il cambio di destinazione. «Per il codice dei Beni culturali e del Paesaggio - spiega ancora l'architetto trapanese che cita con dovizia di particolari le norme di riferimento - il Lazzaretto è vincolato ope legis, in quanto è un manufatto con più di 70 anni e perché costituisce un "quadro e un punto di vista o belvedere, accessibile al pubblico, dal quale si gode lo spettacolo della bellezza del paesaggio». Infine racconta un aneddoto che è anche un suggerimento: «Mi ha fermato un vecchio e saggio abitante del centro storico per chiedermi che stava succedendo. Alla mia risposta ha esordito con un altrettanto saggio racconto: una volta quando si dovevano vendere i gioielli di famiglia per una temporanea crisi economica, il capofamiglia riuniva tutti i componenti attorno a un tavolo e presentava il problema. Le risposte spaziavano dal Monte di Pietà con il riscatto, oppure alla telefonata allo zio d'America. Circa il monte di Pietà mi è venuto in mente quello che si chiama Progetto di finanza, un bando dove l'ente pubblico rimane proprietario e i soldi per il restauro e la gestione li mette il privato e riguardo allo zio d'America, i fondi strutturali europei prima che finiscano». mariza d'anna 24102012
SICILIA - La guerra sul Lazzaretto è appena iniziata
La guerra sul Lazzaretto è iniziata a Trapani dopo che l'Amministrazione comunale ha deciso di vendere l'immobile ai privati. Un Comitato spontaneo Lazzaretto nostro è stato formato per contrastare questa decisione. Il Comitato ha inviato una scheda di rilevazione dell'immobile alla Sovrintendenza ai Beni culturali, evidenziando la sua rilevanza paesaggistica e storica. L'intenzione del Comitato è quella di far esprimere un parere alla Sovrintendenza sulla legittimità dell'inserimento dell'ex Lazzaretto tra i beni pubblici alienabili.
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