Metal detector, una pala e una torcia elettrica: è questo l'armamentario dei tombaroli che ogni giorno saccheggiano le aree archeologiche della nostra provincia. Impossibile fare i necessari controlli da parte delle forze dell'ordine Quello del tombarolo, del ladro di reperti, sembra una figura ormai dimenticata, frutto dell'ignoranza e della povertà di un determinato periodo storico. Tuttavia ancora oggi, nel 2012, sul territorio gli «sciacalli» dei beni culturali sono pienamente attivi. Il loro controllo del territorio è quasi totale, e nei fatti superiore a quello che possano attuare gli enti preposti alla tutela del nostro patrimonio. La nostra giornata da «tombaroli» inizia intorno alle 7 di mattina, sebbene i «professionisti» prediligano le ore notturne o le prime luci dell'alba. Il luogo ci è stato segnalato da una fonte, che chiameremo Andrea, la stessa che ci ha raccontato come lavora un ladro di reperti. Si tratta di contrada Castellazzo, nelle campagne di Palma di Montechiaro. Un sito di grande importanza storica per la provincia di Agrigento. Qui fu ritrovato, per capirci, un cratere oggi ospitato presso il museo «San Nicola» e recante una delle prime rappresentazioni della «Triscele», ovvero la Trinacria. Raggiungiamo la base del monte dopo meno di un'ora di strada e iniziamo la nostra scalata verso la cima seguendo un sentiero tracciato da animali selvatici ma dove sono ben visibili i segni del passaggio umano. I primi scavi iniziano già alle basi del promontorio e sono facilmente identificabili: una trentina di centimetri per lato e profondi una spanna. Molti di questi si trovano in aree rocciose o scoscese. «Loro prediligono questi posti perché la quantità di terra da rimuovere è minore - spiega Andrea - e le possibilità di trovare qualcosa è certamente maggiore». I loro attrezzi sono un metal detector e una pala, più le torce necessarie per lavorare anche la notte. Ma cosa cercano i tombaroli? «Quasi unicamente monete, monili e altri piccoli oggetti in metallo, mentre raramente sono interessati a vasi o crateri - aggiunge -. Questo perché in genere hanno meno mercato, sono più difficili da smerciare e da trasportare. Di solito, quando trovano proprio dei crateri li spaccano per cercare al loro interno». Sulle pietre, stranamente, sono presenti grandi quantità di materiali metallici di ogni tipo: dai bossoli di proiettile alle concrezioni di ruggine. «Vengono lasciati qui dai tombaroli - dice Andrea - perché in questo modo, quando ritorneranno sul posto, il metal detector non segnalerà più la loro presenza». Il loro guadagno, per questo atto gravissimo verso il nostro patrimonio, è comunque assolutamente marginale. «Si tratta spesso di persone in condizioni economiche difficili - aggiunge - che si accontentano di poche decine di euro. Sul nostro territorio vi sono addirittura delle intere famiglie che storicamente svolgono questo lavoro». Giunti sulla sommità della montagnola di monte Castellazzo lo spettacolo che si presenta ai nostri occhi è agghiacciante. La vasta area è disseminata di centinaia di buche, diverse sono state scavate da pochi giorni. Ovunque giacciono i resti di materiali ceramici, alcuni visibilmente dissotterrati da poco. «Il danno arrecato al patrimonio è ingente - dice Andrea - perché la loro azione è mirata e assolutamente spregiudicata». Ma un tombarolo come viene a conoscenza di dove andare a scavare? «Molti luoghi sono conservati nella tradizione popolare - spiega ancora la nostra fonte-, ma a volte lavorano ai margini delle aree interessate a scavi archeologici oppure cercano ad esempio zone collinari e rocciose, dove è verosimile rintracciare potenzialmente la presenza di insediamenti». Il problema è come fermarli: «L'unica strada è restituire queste aree alla fruizione. Il semplice controllo non basta, perché si tratta di zone poco difendibili e controllabili». Con quali soldi realizzare gli scavi e rendere l'area fruibile, è un altro paio di maniche. Gioacchino Schicchi 24102012
SICILIA - Una giornata insieme ai tombaroli a Castellazzo
In provincia di Agrigento, i tombaroli continuano a saccheggiare le aree archeologiche, utilizzando armamentario come metal detector, pala e torcia elettrica. Il loro controllo del territorio è quasi totale e superiore a quello delle forze dell'ordine. I tombaroli scavano in aree rocciose e scoscese, cercando monete, monili e oggetti metallici. Il loro guadagno è marginale, spesso di poche decine di euro, e spesso si tratta di persone in condizioni economiche difficili. Le aree scavate sono disseminate di centinaia di buche e i resti di materiali ceramici sono visibili.
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