Nessun passo indietro. Anzi, uno sì. Dal Parlamento. Per accogliere, «con spirito di servizio», l'incarico di presidente del Maxxi di Roma. Giovanna Melandri, deputata del Pd, si dimette da parlamentare. Per lei, neo presidente del Museo nazionale delle Arti del XXI secolo, come per il ministro dei Beni Culturali Lorenzo Ornaghi, dopo giorni di polemiche sull'incarico, il caso è chiuso. «Ho assunto la decisione in autonomia pensando al bene del Maxxi. Il futuro giudicherà. Me ne assumo piena responsabilità», ha detto Ornaghi in una conferenza stampa attesa dalla mattina e rinviata al pomeriggio per «un grave lutto familiare». Ore di alta tensione per Giovanna Melandri: un giro di consultazioni frenetico sul da farsi. Il centrodestra in questi giorni ha attaccato su tutta la linea. Il Pd ha espresso netta estraneità alla vicenda e una decisa freddezza. «Noi questa vicenda non l'abbiamo affatto gestita, abbiamo saputo tutto a cose fatte. Bersani si è trovato davanti al fatto compiuto - ha precisato Matteo Orfini, responsabile Cultura e informazione del Pd - del resto la scelta di un nome politico non è in linea con quanto il Pd ha detto e fatto in questi anni. Perché essersi occupati politicamente di questi temi non ti trasforma in un tecnico. E noi abbiamo sempre preferito che ci fossero dei tecnici in certi ruoli. Detto ciò penso che Melandri ci metta entusiasmo e passione Dunque, considerato il clima, è stato il ministro a garantire per la neopresidente. E a evitare altri passi falsi, oltre che indietro. ,« Flo trovato in Giovanna Melandri le caratteristiche necessarie per assumere la presidenza della Fondazione Maxxi», ha precisato Ornaghi spiegando che erano stati fissati tre criteri: «II primo era la competenza culturale, il secondo una capacità manageriale perché chi rappresenta il Maxxi è il volto dell'istituzione. Il terzo criterio era la capacità di gestire delle relazioni internazionali e di renderle stabili». E cosi il ministro si è caricato i due pesi: quello della Melandri, assediata e isolata per l'incarico, e quello del governo accusato da destra di lottizzazione. E per questo in evidente imbarazzo. Un'assunzione di responsabilità, da parte di Ornaghi, dovuta e probabilmente richiesta dal premier Mario Monti che in questi giorni, nel fuoco incrociato delle polemiche, aveva lasciato intendere di non aver dato alcuna indicazione al riguardo. E di essere piuttosto infastidito per la vicenda. Tanto che lo stesso ministro ha dovuto poi illustrare, durante un incontro l'altro ieri sera, al premier e al sottosegretario Catricalà i suoi criteri di scelta. «Da parte delle istituzioni non ci sono perplessità, è una scelta mia, me ne assumo la responsabilità ma le valutazioni saranno fatte tra qualche anno. Nessuna scelta politica da parte di un tecnico. Ho scelto una persona sulla base del suo curriculum, non ho cooptato nessuno. Il Maxxi non è uno scivolo per altre professioni», ha poi aggiunto rivendicando di aver «operato la scelta giusta, almeno fra le migliori possibili». Il rilancio del museo firmato Melandri, il cui compenso sarà di «90 euro all'anno», passerebbe da una maggiore internazionalizzazione e dal rafforzamento del partenariato pubblico-privato. «Ho intenzione di aprire una fase partecipata», ha spiegato la neopresidente, che si è detta «particolarmente legata a questa istituzione museale» e ha ricordato il periodo trascorso alla guida dei Beni Culturali. «C'è un impegno del Mibac per dare più risorse al Maxxi, ovvero sei milioni di euro, e il mio impegno per cercare nuovi soci e partner. Li cercherò in Italia e non solo». Poi gli obiettivi: 41 Maxxi è una Ferrari con il freno a mano tirato, ha già cominciato a correre un po' ma a me piacerebbe dirvi arrivederci al milione di visitatori». La destra continua però a contestare duramente la scelta. Il capogruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri parla di una decisione «vergognosa e intollerabile, che getta discredito sul governo e su chi l'ha compiuta». Mentre i giovani pidiellini chiedono le sue dimissioni: «La cultura non si lottizza per riciclare i rottamati del Pd». Ma da coloro che «hanno sostenuto la politica di smantellamento della cultura operata da Bondi e Berlusconi non è possibile accettare lezioni», replica Orfini. «Adesso più che criticare dovrebbero solo chiedere scusa».