Non rinuncia. Giovanna Melandri accetta e ci crede. Crede fino in fondo al rilancio del Maxxi con il quale si sente in simbiosi. Da ex ministro ai Beni culturali lanciò il concorso per la realizzazione del museo, poi progettato a Roma, in via Guido Reni, dall'iraniana Zaha Hadid. Il problema è che molti, quando il suo nome qualche giorno fa commciò a circolare, non si sono sentiti affatto in simbiosi con lei. «E una proposta che accetto in totale spirito di servizio, non vado a occupare una poltrona - ha chiarito ieri l'esponente del Pd che si è dimessa da deputata - tanto più che il mio incarico, come stabilisce una legge del 2010, non prevede compensi ma solo un rimborso che non supererà i 90 euro l'anno». «Il Maxxi - ha continuato - è una Ferrari con il freno a mano tirato». L'ex ministro ha fatto una piccola gaffe quando ha aggiunto «mi piacerebbe dirvi arrivederci al milione di spettatori», dove avrebbe dovuto dire «visitatori». Da qui qualche mormorio e la battuta del presidente della commissione capitolina Cultura, Mollicone: «Deve aver confuso il Maxxi con una multisala». La politica, da sempre poco incline alla remissione dei peccati altrui, le aveva chiesto di fare un passo indietro. Glielo aveva chiesto innanzitutto il centrodestra con toni anche molto forti. Ma anche nel centrosinistra in pochi l'hanno sostenuta. A partire da Bersani, il segretario del suo partito che non si è speso e che ieri si sarebbe addirittura negato al telefono. Per non parlare delle stroncature arrivate dal responsabile culturale Orfmi e da Fassina. Forse al partito non tutti erano convinti che si potesse far passare il principio che un politico fosse stato nominato per un incarico così specialistico dal ministro di un governo tecnico. Lorenzo Ornaghi ha spiegato così i criteri che lo hanno guidato: «Ho guardato prima il curriculum, poi la persona, cercavo qualcuno che avesse una grande passione per l'arte ma al tempo stesso anche capacità manageriali e di gestire stabilmente rapporti internazionali. Cercavo qualcuno che avesse questi requisiti e l'ho trovato. Con un sovrappiù istituzionale: Melandri è un ministro che ha avuto incarichi parlamentari. E non credo che questo debba risultare penalizzante». In quanto alle pressioni che sarebbero arrivate da palazzo Chigi (e dal Pdl), volte a ottenere in extremis un ripensamento per una nomina ritenuta «inopportuna», Ornaghi ha confermato l'incontro avuto lunedì sera con Monti econ il sottosegretario Catricalà. Ma non tutto il resto. Ovvero che da parte di palazzo Chigi sarebbero state sollevate alcune perplessità. «E una scelta - ha detto il ministro - che ho fatto in totale autonomia per il bene del museo e me ne assumo tutte le responsabilità: il Maxxi non è uno scivolo per altre professioni». In realtà fino all'ultimo la nomina è stata incerta. L'irritazione crescente del centrodestra si è manifestata con le dichiarazioni al calor bianco di Maurizio Gasparri: «Designazione di cancellare». E via Twitter da Storace, che parla di «una vergogna assoluta». Di segno opposto quella di Goffredo Bettini, «una nomina voluta fortissimamente e indipendentemente da Ornaghi, fuori da ogni pressione o trattativa tra i partiti». La decisione è arrivata sul filo di lana. Alle 11,30, ora in cui era stata annunciata la conferenza stampa, si era ancora in alto mare. Si è usciti dall'impasse solo più tardi, quando si è deciso di spostare la conferenza stampa alle 14, dal Maxxi al Collegio romano, un ritardo - si è poi spiegato - dovuto a un lutto della Melandri (la scomparsa della suocera). E arrivato così l'annuncio ufficiale, insieme ad altre notizie: il nuovo direttore verrà scelto in accordo con il nuovo Cda nominato a novembre. C'è un impegno del Mibac per dare al museo circa 6 milioni di euro l'anno, accollando allo Stato anche parte delle spese per il personale, che potrebbe essere portato a 15 a 25 dipendenti.