Lo farà per «assoluto spirito di servizio» e per «90 euro l'anno»: alla guida del Maxxi, il Museo nazionale per le arti del XXI secolo, che definisce «una Ferrari con il freno a mano tirato», Giovanna Melandri arriva da presidente e resiste nonostante il gelo dei vertici del suo partito e malgrado le polemiche seguite alla notizia della sua nomina. Tutti elementi che hanno fatto pensare, fino al momento in cui è comparsa nel salone del ministro al Collegio Romano ieri pomeriggio, che avrebbe mollato. Al contrario Melandri, ex ministro e ora anche ex parlamentare, tiene duro e giunge dopo un'altra mattinata di tensione, rinvii e ritardi (causa: un lutto familiare) al cospetto della stampa e degli addetti ai lavori al gran completo, al fianco del professor Lorenzo Omaghi. Il quale, a investitura avvenuta, dichiara: «Questa nomina è stata una mia decisione autonoma, maturata in via riservata com'è mia abitudine. Ne ho informato il presidente del Consiglio che non ha espresso alcuna perplessità. Del resto, Melandri ha tutti i requisiti che cercavo e un sovrappiù: è stata ministro dei Beni culturali e ha svolto attività parlamentare. È Il Pdl rilancia la polemica: "Il ministro ha fatto una forzatura e ha peccato di stile" un valore aggiunto». Tra i criteri della scelta, Omaghi annovera «la competenza, la passione per l'arte, la capacità manageriale e quella di gestire rapporti internazionali». Evidentemente tesa sotto il tiro di flash e telecamere, Melandri esordisce così: «Non mi sembrava giusto rendermi indisponibile a una chiamata istituzionale come quella che il ministro ha voluto rivolgermi. Io qui rispondo alle istituzioni e a una proposta che accolgo in totale e assoluto spirito di servizio». Una gestione che non si profila semplice se si considera che, dopo sei mesi di commissariamento sotto l'egida della super-manager dei Beni culturali Antonia Pasqua Recchia, il Maxxi è tornato con i conti a posto. Ciò detto, Melandri mette tra i suoi obiettivi di rilancio un milione di visitatori e il raddoppio delle risorse esterne (leggi: sponsor, nazionali ed esteri) mentre quelle dello Stato sono state appena portate a 6 milioni annui. I giorni delle polemiche e un clima che definisce «impazzito», hanno lasciato il segno: «Sono state dette e scritte in questi giorni inesattezze gravi, alcune inammissibili sull'incarico, la poltrona, il compenso. Ricordo che non sono previsti compensi per gli amministratori di una istituzione culturale: io sarò presidente del Maxxi per 90 euro all'anno, considerando un rimborso di 30 euro per seduta del consiglio di amministrazione».A domanda su come intenda mantenersi, in attesa del vitalizio parlamentare, non risponde. Confermata la nomina, dal Pdl si levano le critiche, da Gasparri a Cicchitto: «Quella di Ornaghi è una forzatura politica, una responsabilità grave e anche una mancanza di stile». Il Maxxi, il museo romano progettato dall'architetto Zaha Hadid inaugurato nel maggio 2010, è nel cuore e comunque nella biografia della presidentessa, tanto è vero che i molti addetti ai lavori presenti, la incalzano sui criteri delle nomine a venire, dal nuovo direttore ai curatori, dalle modalità di gestione della collezione alle scelte per il cda di un museo per il quale, annuncia, si avvia un "reshaping istituzionale". Tutti temi tecnici, per cui serve tempo: «Diamoci quattro, cinque mesi. Ora ci tengo a dire quanto sono affezionata al Maxxi che potrà diventare un punto di riferimento nel contesto internazionale dei musei. Spero che il giudizio sul mio operato venga dato alla fine di questo percorso».
MAXXI - Melandri resiste e fa il salto Parlamento-Maxxi "Prenderò 90 euro, giudicatemi dai risultati"
La presidente del Pdl, Giovanna Melandri, è stata nominata presidente del Maxxi, il Museo nazionale per le arti del XXI secolo, con un compenso di 90 euro all'anno. La nomina è stata annunciata dal ministro della Cultura, Lorenzo Omaghi, che ha dichiarato che Melandri ha tutti i requisiti necessari e un sovrappiù. Melandri ha espresso il suo impegno per il museo e ha menzionato obiettivi come il rilancio del museo e il raddoppio delle risorse esterne. Il Pdl ha confermato la nomina e ha criticato la nomina come una forzatura politica.
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