E'il 18 luglio scorso quando l'Ufficio Edilizia privata del Comune esegue un sopralluogo in via Orto Botanico 1, nell'ala del complesso della Basilica del Santo un tempo occupata dal museo civico e dalla biblioteca. Spazi che nell'aprile 2011 sono tornati nella piena disponibilità della proprietà, la Santa Sede e, fino ad allora, erano in affitto al Comune di Padova. Sorpresa: al posto dell'ex casa del custode che, da memoria storica, era sempre stata in un angolo di quell'immobile, sono stati scoperti cinque mini-appartamenti. Abusivi. La pratica è bloccata. Non casuale il sopralluogo: la proprietà - la Delegazione Pontificia rappresentata dall'arcivescovo Francesco Gioia - aveva presentato in Comune la richiesta di regolarizzare l'abuso edilizio messo a punto e di cambiare la destinazione d'uso dell'intero edificio, così da rendere possibile la creazione di un centro ricettivo e di ristoro. Oltre a sanare un abuso già compiuto in violazione di norme edilizie e di vincoli monumentali, si andava ben oltre. Tutto stoppato. Peraltro un cambio di destinazione d'uso esige un complesso "passaggio" in consiglio comunale. Di fronte a un macigno tanto imponente, il 9 ottobre gli Uffici tecnici del Comune trasmettono un esposto alla procura della Repubblica che apre un'inchiesta. «In data 18 luglio è stato eseguito sopralluogo... in via Orto Botanico 1» si legge nell'esposto, «E stato riscontrato che, in assenza di permesso di costruire... erano state eseguite, in epoca recente, opere di trasformazione dell'immobile consistenti in lavori di ristrutturazione (il rifacimento dei solai), la ricollocazione delle scale di accesso al piano superiore nonché la formazione di cinque nuove unità abitative in luogo dell'unica esistente. Rispetto allo stato dei luoghi preesistente... sono state riscontrate le seguenti modifiche. Piano terra: dall'ingresso su via Orto Botanico si accede, tramite alcuni gradini e uno spazio comune - dal quale si dipartono anche le scale di accesso al piano superiore - a tre distinte unità abita-uve...; piano primo: a destra sul pianerotto di arrivo delle scale è posto l'ingresso all'unità numero 4... a sinistra del pianerottolo è posta l'unità 5». L'esposto spiega come fosse possibile solo un restauro dell'esistente: «L'immobile è classificato dal Prg (Piano regolatore) zona del centro storico-unità di piano della classe A, e l'intervento di ristrutturazione con modifica dell'assetto distributivo e incremento di unità immobiliare è in contrasto con le prescrizioni di cui all'articolo 42.5 delle norme tecniche di attuazione del Prg che prevede interventi sostanzialmente di restauro». In più si precisa: «I nuovi alloggi, ad eccezione dell'unità numero 5, presentano una superficie abitabile minore di 45 metri quadrati, inferiore a quella minima prescritta dall'articolo 106 del regolamento edilizio». Non solo. L'edificio è vincolato: «... risulta altresì so : etto alle disposizioni del D.lgs. (decreto legislativo) 422004 (noto come Codice dei beni culturali e del paesaggio)... L'intervento è stato effettuato in assenza della preventiva autorizzazione ex articolo 21 del suddetto decreto». Insomma valgono le norme italiane: «Per lungo tempo è stata opinione comune che il complesso basilicale di Sant'Antonio godesse di extraterritorialità a seguito dei Patti Lateranensi del 1929, mentre studi recenti hanno escluso l'esistenza di tale caratteristica per cui, attualmente, risulta che gli immobili in questione sono soggetti al complesso delle leggi e normative inerenti l'attività edilizia proprie dello Stato Italiano».