Extraterritorialità sì o no? Gianni Berno, presidente della Veneranda Arca, non ha dubbi: il complesso basilicale antoniano sorge su un'area di proprietà del Vaticano, ma deve sottostare, normativamente parlando, ai vincoli vigenti sul territorio italiano, sia per quanto di competenza del Comune, sia per quanto concerne la Sovrintendenza. Concetto peraltro ribadito più volte a partire dal 2007 pure dal Ministero per i beni Culturali che ha inviato una dettagliata lettera in tal senso proprio a monsignor Francesco Gioia, delegato pontificio e per conoscenza alla Sovrintendenza e all'Arca stessa. E a suffragare la medesima tesi c'è persino un approfondimento effettuato tre anni fa dal comandante della Polizia Provinciale Cino Cecchini, allora direttore della Scuola regionale per la sicurezza della Polizia locale, il quale aveva fatto una serie di verifiche per poter disquisire dell'argomento durante alcune lezioni di procedura penale. «Dal 1932 nell'ambito dei patti Lateranensi - ricostruisce Berno - è stato sancito che la proprietà della Basilica di Sant'Antonio è della Santa Sede. Lo Statuto dell'Arca all'articolo 3 sancisce che il nostro Ente "ha per fine di provvedere alla conservazioIL NODO DELL'EXTRATERRITORIALITÀ Il Ministero ha sancito nel 2007 che il complesso deve rispondere alle normative in vigore in Italia ne e al miglioramento degli edifici monumentali della basilica e degli altri stabili annessi, cioè il convento attiguo con i suoi chiostri, la Biblioteca Antoniana, il Museo, l'Oratorio di San Giorgio e la Scuola del Santo". Nel complesso, qualora si intervenga con cantieri, vanno chieste le autorizzazioni: l'Arca per i progetti di cui è stata committente in questi anni si è sempre attenuta scrupolosamente alle normative vigenti, richiedendo di volta in volta le necessarie autorizzazioni come più volte è stato ribadito dalle lettere ufficiali del Ministero per i Beni e le Attività culturali». Sulla stessa lunghezza d'onda pure lo studio del comandante Cecchini. «Le basiliche della Santa Casa di Loreto - di San Francesco ad Assisi e di Sant'Antonio a Padova - aveva sottolineato nella sua relazione - con gli edifici e le opere annesse, in base all'articolo 27 dei Patti Lateranensi del 1929 pur essendo state cedute alla santa sede, devono soggiacere alle leggi italiane». Ed è evidente, perché se uno commette un reato all'interno della Basilica, viene giudicato dal Tribunale di Padova (è successo anche di recente con un ladro che aveva rubato le cassette delle elemosine) e non dal Vaticano.