Il presidente dell'Istituto nazionale di archeologia e storia dell'arte: «Si è proclamata tecnico da sola» ROMA - «Si è autoproclamata un tecnico. Assurdo. In Italia è permesso anche questo: darsi le promozioni da soli». Adriano La Regina, presidente dell'Istituto nazionale di archeologia e storia dell'arte, è stato soprintendente alle antichità di Roma, dal1976 al 2004: un incarico che allora gli fece guadagnare il soprannome di signor no. «E no», torna a ripetere oggi, commentando la nomina di Giovanna Melandri alla presidenza del Maxxi. «Non è possibile», ripete con la stessa autorevolezza con cui bloccò per quasi trent'anni i cantieri che secondo lui potevano interferire negativamente con il patrimonio della città. La decisione del ministro Ornaghi di destinare al vertice del museo il deputato del pd (venerdì Melandri ha chiesto a Fini di avviare le procedure per le dimissioni dalla Camera) è stata accolta da critiche pesantissime dal Pdl, Udc, Idv, Sel e dal suo stesso partito. Una bufera politica in piena era della rottamazione che sta proiettando nel futuro più che arte del XXI secolo, il vecchio gioco della poltrona. I toni del dibattito si fanno di ora in ora sempre più pesanti (richieste di ritiro della nomina, interrogazioni parlamentari, sfiducia al ministro e minacce di esposti alla magistratura), ma Ornaghi e Melandri resistono nella tempesta e guardano avanti, in attesa della conferenza di martedì, affrontando tematiche spinose come quelle dei compensi, tra l'altro non previsti dalla legge. Melandri si è definita un tecnico. Perché secondo lei non lo è? «Essere un tecnico significa avere delle competenze specifiche in un determinato settore. Melandri mi sembra abbia fatto altro. Poi, certo, si può sempre obiettare che Elkann, messo a dirigere il museo egizio, non sia proprio un egittologo. Ma, appunto, questa è l'Italia e non la regola». E' stata ministro ai Beni culturali. «Giusto. Qualcuno si ricorda che cosa ha fatto? A Roma? In Italia? E comunque, avrà pure un curriculum rispettabilissimo. Ma la signora si è occupata di altro. E il Maxxi è una struttura sofferente da trattare con estrema cautela. Ha bisogno di qualcuno che sia in grado di decidere cosa farne. Non ha bisogno di un ennesimo intervento cosmetico». Ennesimo? «In Italia siamo specializzati in interventi estetici, anzi cosmetici. Ritorno sul museo egizio, per forza di cose, mi sta a cuore. A Torino hanno smantellato la biblioteca per fare bar e non so che cos'altro. I papiri ora sono all'archivio di Stato. E tutto il settore di ricerca langue. Hanno camuffato una pura operazione commerciale in una manovra di rilancio. E in questi giorni sento le stesse parole... Rilancio... Internazionalizzazione... Follie». Non parliamo del Colosseo, certo, ma pensa che il Maxxi non possa avere un suo appeal nel mondo? «Quanti potranno mai essere i turisti americani, francesi, inglesi che vengono a Roma per vedere il Maxxi? Qualcuno forse esiste. Certo, non basta per far sopravvivere quella macchina costata 150 milioni di euro. E' un museo che dovrebbe rivolgersi alla città, all'Italia, non all'estero. Ma non sono un tecnico del contemporaneo, appunto. Non vorrei fare invasione di campo. Torniamo ai problemi di etica e professionalità». Etica. Un governo tecnico che offre una poltrona a un politico. Si uscirà mai da questa logica? «Non ci sono speranze. Molte strutture culturali affogano non per problemi economici. Non solo. Spesso sono dirette da incompetenti. Eppure abbiamo avuto grandi maestri, Argan Calvesi che hanno insegnato nelle nostre università e tirato su allievi di qualità. Dove sono questi allievi? Oggi potrebbero essere maturi. E invece preferiamo accumulare errori su errori. Spendiamo 150 milioni per costruire il Maxxi, poi decidiamo che deve andare avanti con pochi milioni e mettiamo ai vertici persone impreparate per queste emergenze». Una provocazione: era meglio non costruirlo? «Beh, diciamo che è stata un'operazione di immagine. Non credo che per Roma fosse un'esigenza primaria. E quando i soldi non bastano vanno stabilite delle priorità. Le statue, gli archi, i monumenti, i marmi antichi coperti dai fumi dello smog guardano al costosissimo museo e pensano: c'eravamo prima noi». Domenica 21 Ottobre 2012 - 09:47 Ultimo aggiornamento: Lunedì 22 Ottobre - 10:16
Maxxi, La Regina boccia Melandri: Si è proclamata tecnico da sola
Il presidente dell'Istituto nazionale di archeologia e storia dell'arte, Adriano La Regina, ha commentato la nomina di Giovanna Melandri alla presidenza del Maxxi. La Regina ha espresso la sua disapprovazione per la nomina, affermando che Melandri non è un tecnico, ma piuttosto una politica. Ha anche criticato la decisione del ministro Ornaghi di destinare al vertice del museo un deputato del pd. La Regina ha sottolineato che il Maxxi è una struttura sofferente che ha bisogno di qualcuno che sia in grado di decidere cosa farne, non di un politico. Ha anche criticato la politica del governo di rilancio e internazionalizzazione del museo, che secondo lui è una "follia".
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