A Pescara niente libri in prestito dal 2011. A Orvieto una struttura nuova di zecca è aperta a singhiozzo. A Palermo, invece, 160 dipendenti per 300 utenti al giorno, ma solo 1000 euro l'anno di finanziamenti. Il budget per la lettura 'pubblica' è stato quasi dimezzato. A discapito dei cittadini La biblioteca Sala Borsa di Bologna La biblioteca Sala Borsa di BolognaQualche giorno fa un energico e appassionato utente della Biblioteca Comunale di Pescara, Andrea D'Emilio, si è introdotto con forza nel deposito libri e lo ha occupato simbolicamente. Protestava contro i lunghi mesi di inattività del servizio. L'accesso al prestito nel polo più importante del capoluogo adriatico è, in effetti, chiuso dal dicembre 2011, con 180mila volumi resi inaccessibili agli utenti per problemi di sicurezza segnalati dai Vigili del fuoco a cui dovevano seguire interventi immediati. "Sono passati dieci mesi e nessun lavoro è stato fatto; nonostante le promesse delle istituzioni i 150mila euro necessari per i lavori non sono mai arrivati, forse perché la cultura non è una priorità", racconta sconsolato il direttore Enzo Fimiami, che nell'ultimo anno ha visto tagliare la sua dotazione finanziaria da 129.000 euro a 22.000, e si è visto ridurre il personale da sei bibliotecari specializzati a due. In una città come Pescara, che con il suo hinterland supera i 250.000 abitanti, in questo momento non c'è una biblioteca completamente agibile visto che anche quella regionale è chiusa da mesi e la nuova sede è in attesa di apertura. Altra storia è quella di Orvieto, con la biblioteca Luigi Fiumi, un gioiello di innovazione tecnologica e culturale, inaugurata nel 2009 dopo investimenti per milioni di euro. Tanti soldi per aprirla, zero risorse per tenerla aperta. E infatti a gestire il 2700 mq tra sala di lettura, area multimediale, sala Eufonica, biblioteca ragazzi, sono solo tre bibliotecarie, con l'aiuto di due assistenti e due educatrici dei nidi messe in mobilità forzata a fare un lavoro che non conoscono; un gruppo che con grande passione cerca di rendere vivo uno spazio importante ma che per forza di cose non può aprire la biblioteca che qualche mezza giornata (solo tre ore a settimana lo spazio ragazzi), visto che la direttrice andata in pensione un anno fa non è stata sostituita, tre bibliotecari presi a progetto con contratti di cooperativa sono stati mandati via e gli enti locali non danno risorse economiche e umane: con gli utenti che fanno sit in e raccolgono firme contro lo spreco di uno spazio così bello aperto a singhiozzo. Dal sud, una realtà completamente diversa. Quella della Biblioteca Centrale della Regione Siciliana, inaugurata nel 1782 nel complesso monumentale del Collegio Massimo dei Gesuiti, che oltre a materiale autografo e storico di immenso valore, è la principale biblioteca del meridione dopo Napoli e da secoli raccoglie ogni libro edito in Sicilia. Lì il problema non è certo il personale, almeno in termini numerici visto che abbonda come in tutta la regione Sicilia (160 dipendenti per 300 utenti al giorno); il tema è piuttosto di risorse visto che, ci spiega il direttore Francesco Vergara, dall'inizio dell'anno ha ricevuto meno di 1000 euro per il funzionamento e non è nelle condizioni di far fronte all'acquisto della carta igienica o del cambio di una lampadina, e in tre anni ha visto passare i fondi per l'acquisto di nuovi volumi da 120mila euro a ottanta, poi a quaranta e infine a zero. "Mai vissuta una situazione così, non siamo in grado di andare avanti", conclude. Pescara, Orvieto e Palermo sono solo i casi più recenti. Ma tra tagli irragionevoli, opere di innovazione a cui non seguono risorse, cattive gestioni, proteste del personale e degli utenti, il 2012 si candida a essere l'annus horribilis delle biblioteche italiane da nord a sud. C'è la Sala Borsa, gioiello bolognese della promozione culturale per ragazzi, costretta e tenere chiuso il lunedì per carenza di fondi e personale. C'è lo scandalo dei furti alla Biblioteca dei Girolamini di Napoli, da cui in pochi mesi sono stati trafugati dal personale migliaia di volumi antichi e rari finiti anche nella collezione del senatore del PdL Marcello Dell'Utri. C'è la situazione della Biblioteca Nazionale di Roma, che ha un anfiteatro all'aperto mai utilizzato per spettacoli, che è spesso costretta a chiudere la distribuzione dei libri alle 14,30 e la cui libreria supermoderna ha chiuso da poco i battenti. C'è la raccolta libraria dell'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli, che include trecentomila libri dalla prima edizione italiana dell'Encyclopedie di Diderot e D'Alembert, agli scritti di Giordano Bruno e Benedetto Croce: se la regione non interviene con urgenza rischiano di marcire in un capannone. C'è la Biblioteca Universitaria di Pisa, luogo storico per la cultura toscana con la sua collezione storica di oltre 600mila volumi, chiusa a tempo indeterminato.
Biblioteche, è crisi nera
A Pescara, la biblioteca Sala Borsa è chiusa a causa di problemi di sicurezza e di mancanza di fondi. Il direttore Enzo Fimiami lamenta la riduzione del personale e della dotazione finanziaria. A Orvieto, la biblioteca Luigi Fiumi è aperta a singhiozzo con solo tre bibliotecarie e due assistenti, a causa di mancanza di risorse economiche e umane. A Palermo, la biblioteca è chiusa a causa di una mancanza di finanziamenti, con solo 1000 euro all'anno. A discapito dei cittadini, la biblioteca Sala Borsa di Bologna è chiusa a causa di carenza di fondi e personale.
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