Colpo di scena, il sovrintendente rivela: «Negli atti l'area risultava senza tutela e invece c'era» SALERNO Sul lungomare da «sforacchiare» per realizzare i box interrati di piazza Cavour, nelle adiacenze di Palazzo Sant'Agostino, il Comune di Salerno ha combinato un «pasticcio incredibile». Parola del sovrintendente ai Bap, Gennaro Miccio, che per primo è rimasto vittima di un madornale errore di interpretazione. LA VICENDA E LE PROTESTE - Tutto è iniziato poco più di un mese fa quando il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, illustra pubblicamente il progetto pubblico-privato di 90 box e 240 posti auto a rotazione in piazza Cavour. Neanche il tempo di terminare la conferenza stampa e l'opposizione di Palazzo di Città scrive una lettera a Miccio segnalando i rischi di un intervento come quello programmato in piazza Cavour. Nel contempo ci si mettono anche i «Figli delle chiancarelle», il contraddittorio on line (in 7500 voci) di De Luca, con l'abituale carico di sfottò, a denunciare una situazione preoccupante sotto il profilo ambientale. Il sovrintendente risponde dicendo che per il lungomare Trieste non è stata mai attivata una procedura di tutela e che dunque la Soprintendenza non è competente ad esercitare forme di controllo. Tuttavia c'è un appiglio normativo che a suo dire gli consente lo stesso di interessarsi in qualche modo del progetto: la tutela indiretta prevista dall'art. 45 del Codice dei beni culturali. Insomma, una posizione un pò pilatesca che non soddisfa quanti vedono in quel parcheggio interrato un potenziale pericolo. IL LUNGOMARE E' SOTTOPOSTO A VINCOLO - «Figli delle chiancarelle» non si danno per vinti e chiedono un intervento a tutela del lungomare al ministro per i Beni e le Attività culturali, Lorenzo Ornaghi. «Il lungomare di Salerno - insistono - rimane pienamente sottoposto a vincolo paesaggistico in quanto ricadente nella fascia di 300 metri dalla battigia e non compreso in nessuna delle esclusioni previste dal comma 2 dell'articolo 142». «La sollecitazione dell'opinione pubblica alla fine è servita - afferma Miccio -ho avuto modo di confrontarmi con l'architetto Davide Pelosio, dirigente del servizio trasformazioni urbanistiche del Comune di Salerno e insieme abbiamo potuto verificare che sulla Carta dei vincoli allegata al Puc è stato commesso un pasticcio incredibile: il Lungomare risulta colorato di verde, il che significa che si tratta di «villa, giardini e parchi non tutelati che si distinguono per la loro non comune bellezza». Confrontando però gli atti con le delibere relative alla redazione della Carta è venuta fuori la verità: il Lungomare è colorato di rosa, cioè significa che è sottoposto al vincolo previsto dalla legge 431, la cosiddetta legge Galasso». Di che colore sarà invece la faccia dell'autore di una svista così clamorosa? G. B.
SALERNO - Lungomare Trieste, il pasticcio dei vincoli combinato dal Comune
Il sovrintendente Gennaro Miccio ha rivelato che l'area del lungomare di Salerno, dove si prevede di realizzare i box interrati, non era tutelata e non era stata attivata una procedura di tutela. Il progetto era stato presentato pubblicamente dal sindaco Vincenzo De Luca, ma l'opposizione aveva segnalato i rischi ambientali. Miccio ha affermato che la Soprintendenza non è competente ad esercitare controllo, ma ha trovato un appiglio normativo per interessarsi al progetto. Il lungomare è sottoposto a vincolo paesaggistico e non è compreso in nessuna delle esclusioni previste.
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