Andrea Carandini, Il nuovo dell'Italia è nel passato, intervista a cura di Paolo Conti, Laterza, Bari 2012 la riflessione sul patrimonio prende significativamente le mosse, nell'intervista-autobiografia, dalle istanze di crescita e lavoro. emergono convinzioni nette circa il futuro del paese: che l'ex presidente del consiglio superiore dei beni culturali immagina dell'industriale, affidato in larga parte al turismo come settore trainante del pil nazionale (ci chiediamo: giorgio napolitano, di cui carandini è intimo, condivide?). torna in più occasioni l'allarmata percezione del momento di emergenza, e la polemica contro il precedente governo è feroce: particolarmente contro silvio berlusconi, giulio tremonti e altri ministri "ex socialisti", accusati (con apprezzabile trasparenza) di essere stati gli uomini politici "più anticulturali che l'italia abbia conosciuto". una valutazione commista invece per sandro bondi, severa e misericordiosa al tempo stesso: un ministro debole. Nella luttuosa cornice del "declino" italiano l'economia della cultura è destinata a acquistare importanza strategica crescente. "Si va verso la fine della tutela così come l'abbiamo sinora conosciuta", afferma Carandini: le politiche di austerità non potranno che ridurre le risorse a disposizione, già drammaticamente scarse. Rimane dunque solo da invocare nuove assunzioni di soprintendenti e più in generale una moratoria dei tagli per il MIBAC? Non proprio. Con l'ausilio delle nuove tecnologie, aggiunge, è possibile sviluppare un'offerta di servizi che rilanci il turismo inteso in accezione ampia, come "cultura dell'accoglienza e della spiegazione". Occorre rendere il paese attraente per il turista "poco colto e asiatico" che arriva da lontano con scarse o nessuna cognizione; e ampliare l'area dell'intrattenimento confidando nella messa a punto di software divulgativi che rendano avvincenti paesaggi storici trapassati. L'elogio delle "industrie creative" è oggi in auge, e trova interlocutori influenti, in ItaliaFutura ad esempio. Può tuttavia risultare candido: le nuove tecnologie non giovano necessariamente ai processi di comprensione ed è raro che studiosi qualificati abbiano parte attiva nell'elaborazione dei "contenuti". Il tema dell'"orgoglio nazionale" (o della "patria"), rilanciato da Carlo Azeglio Ciampi e Napolitano in anni recenti, spinge sporadicamente Carandini all'enfasi culturalistica. Appare discutibile che l'Italia possa vantare "primati" planetari, come pure egli suppone con riferimento alla Roma repubblicana. Davvero crediamo che "se i giovani dell'Africa settentrionale e della Siria, impegnati nella lotta per la libertà, conoscessero la storia di Bruto lo porterebbero ancora un volta in trionfo"? Non ci pare lecito ignorare la molteplicità di contronarrazioni, punti di vista e saperi che compongono oggi un'eredità culturale cosmopolita. E inoltre. E' indubbio che la precoce distruzione di boschi e foreste, come ci viene ricordato nell'intervista, distingua la storia della penisola già in epoca romana. Ma la nozione di "paesaggio" non dovrebbe sforzarsi di includere (e in modo paritetico) fauna e flora selvaggia? Infine. Pubblicata nel 2012, l'intervista data alla primavera-autunno del 2011. L'"elogio della moderazione" che Carandini vi tesse precede dunque la brusca conclusione del suo impegno nel Consiglio superiore dei Beni culturali. Ci chiediamo, alla luce dell'esperienza istituzionale da lui stesso maturata: è ancora persuaso che la "moderazione" sia la strategia più efficace per contrastare gli orientamenti anticulturali di larga parte del ceto politico italiano, siano essi preterintenzionali o meno? Forse chi, tra gli storici dell'arte e gli archeologi, adotta atteggiamenti apertamente conflittuali con le attuali politiche educative e della tutela lo fa per acuita consapevolezza politica; non, come pure Carandini deplora moralisticamente, per cercare vane "ribalte giornalistiche".
Intervista a Carandini: una recensione
Andrea Carandini, ex presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali, ha espresso le sue convinzioni sul futuro dell'Italia in un'intervista pubblicata nel 2012. Secondo Carandini, l'economia della cultura dovrebbe acquistare importanza strategica crescente, poiché le politiche di austerità ridurranno le risorse a disposizione. Egli sostiene che il turismo dovrebbe essere sviluppato come "cultura dell'accoglienza e della spiegazione" per rendere il paese attraente per i turisti. Carandini ha anche espresso preoccupazioni per la distruzione dei boschi e foreste in Italia e ha sottolineato l'importanza di includere la fauna e la flora selvaggia nel concetto di "paesaggio".
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